martedì 16 febbraio 2010

Gli enti locali a muso duro contro la Rai

Repubblica — 16 febbraio 2010 pagina 11 sezione: TORINO

«PRONTI a chiudere i rubinetti se la Rai non fornisce rassicurazioni sul futuro delle attività torinesi». Questa volta il messaggio arriva dagli amministratori locali, scesi al fianco dei parlamentari piemontesi per salvaguardare il centro di produzione di via Verdi, il centro ricerche di corso Giambone, l' orchestra e gli uffici di via Cernaia. Ieri i senatori e i deputati eletti in Piemonte hanno siglato un accordo bipartisan in cui si impegnano nel rilancio della Rai a Torino, la cui presenza, si legge nel documento, «rischia di essere sempre più debole e sempre meno incisiva». Alla base dei timori c' è la decisione di spostare da Raitre ai canali tematici programmi come Trebisonda e Melevisione, produzioni di punta del centro torinese. Un trasferimento che, sostengono i sindacati, comporterebbe una drastica riduzione delle risorse a disposizione e perciò metterebbe a rischio circa cento posti di lavoro. A sottoscrivere il documento sono stati i democratici Giorgio Merlo e Stefano Esposito (promotori dell' iniziativa e autori di un' interrogazione rivolta al direttore di Raitre Antonio Di Bella), i parlamentari Mimmo Lucà (Pd) e Osvaldo Napoli (Pdl) ma anche il presidente della commissione lavoro del Comune, Enzo Lavolta, il presidente della Provincia Antonio Saitta, e l' assessore regionale all' Industria, Andrea Bairati. Gli ultimi due hanno usato parole esplicite nei confronti di viale Mazzini: «La Regione - ha detto Bairati - ha fatto investimenti nel polo d' innovazione legato al multimedia, che coinvolge anche il centro ricerche della tivù di stato. Quindi vorremmo maggiore chiarezza sul suo futuro. Se ci fosse la disponibilità di tutti si potrebbe pensare anche a stanziare risorse per il rilancio, però serve l' impegno dell' azienda». Concetto ribadito dallo stesso Saitta: «Siamo disposti a mettere in campo delle azioni per aumentare la presenza Rai nel capoluogo, ma abbiamo bisogno di certezze». - (ste. p.)

DOCUMENTO SOTTOSCRITTO DA PD E PDL PIEMONTESI Un patto bipartisan dei parlamentari ''Mamma Rai non toccare la tv dei bimbi''

«Salvare la Rai di Torino» e' la mission che, da oltre un decennio, i parlamentari piemontesi si danno ciclicamente cercando di contrastare le continue spoliazioni di attivita' in favore dei centri di Roma e di Milano, e di esternizzazioni. L'ultima minaccia e' il trasferimento su satellite delle produzioni per l'infanzia e i ragazzi, «un patrimonio culturale e lavorativo» della sede tv di via Verdi e che il centro di produzione non puo' perdere, pena la sua stessa sopravvivenza visto che e' l'ultimo filone rimastogli (con i programmi giornalistici). Si presenta bipartisan la task force di politici (gli onorevoli Stefano Esposito, Giorgio Merlo, Mimmo Luca' del Pd e Osvaldo Napoli del Pdl) e di amministratori locali (Antonio Saitta della Provincia, Andrea Bairati e Paola Pozzi della Regione, ENZO LAVOLTA e Giulio Cesare Rattazzi del Comune) che ha sottoscritto l'interrogazione alla Commissione di vigilanza per avere l'audizione del direttore di Raitre, Antonio Di Bella, in quanto responsabile della produzione dei programmi per i ragazzi. E' un settore fondamentale - hanno detto - per una buona formazione pedagogica dei bimbi». Rai Torino, nel suo insieme, ha perso dal 45 al 60 percento del personale: in via Verdi (radio-tv) sono rimasti 350 dipendenti, in via Cernaia (amministrazione, finanza, abbonamenti) 400 (e 200 collaboratori); per l'Orchestra Sinfonica Nazionale 130; in corso Giambone (centro ricerche) 60. Lavoratori e sindacati inoltre, non hanno piu' informazioni sulla palazzina che dovrebbe sorgere in corso Giambone (al posto del palazzo di via Cernaia): chiedono un piano sul futuro delle sedi e delle attivita'.
Preoccupati i sindacalisti di base della Rai di Torino, hanno assistito alla conferenza stampa in silenzio, poi alcuni hanno commentato amaramente: «E' bene che le forze politiche si presentino unite - ha affermato Eros Temponi, delle Rsu di via Cernaia -, speriamo, perche' promesse ne abbiamo gia' sentite». «E' necessario attivarsi per difendere le residue trasmissioni prodotte a Torino - ha osservato Marco Berti, delle Rsu -, ma tutte le attivita' della Rai vanno sostenute: dal centro ricerche a quello amministrativo e finanziario: oltre i posti di lavoro c'e' un'economia da salvaguardare sul territorio, specie di fronte alla crisi che incide pesantemente sull'industria».

martedì 9 febbraio 2010

Il Pd propone un patto trasversale per salvare il centro produzioni Rai

Repubblica — 09 febbraio 2010 pagina 4 sezione: TORINO

UN PATTO trasversale per salvare la Rai di Torino, da far sottoscrivere lunedì prossimo ai parlamentari piemontesi di tutti i partiti e agli amministratori locali. La proposta arriva dal Pd e a sostenerla sono i deputati Giorgio Merlo e Stefano Esposito, messi in allarme dall' intenzione della tivù di stato di mandare "in esilio" sul satellite alcuni programmi per ragazzi che oggi sono trasmessi da Raitre e che costituiscono il fiore all' occhiello del centro produzione di via Verdi. Spiega Merlo: «Sappiamo che da anni è in atto un disimpegno costante e inarrestabile della Rai da Torino. Nell' ultimo ventennio il personale della produzione è passato da 900 a 500 dipendenti, quello degli uffici amministrativi di via Cernaia da 1.200 a 500 e quello del centro ricerche di corso Giambone da 140 a 70. Il tutto senza una crisi aziendale da affrontare, ma semplicemente per uno spostamento progressivo delle attività a Roma» . Ora il timore è che alcune risorse vengano trasferite nella sede che viale Mazzini creerà a Rho in occasione dell' Expo milanese: «Sappiamo - dice Esposito - che buona parte degli investimenti futuri dell' azienda saranno catalizzati lì. Rischiamo di perdere le eccellenze e il know how maturato a Torino in tutti questi anni» . Preoccupazioni anche per l' orchestra, in odore di tagli, e per il centro ricerche, che, denuncia Enzo Lavolta, presidente della commissione lavoro in Comune, corre il rischio di essere esternalizzato. E' dei giorni scorsi, infine, la decisione della Rai di mandare su satellite due produzioni torinesi: Melevisionee di Trebisonda, i programmi per ragazzi che vengono realizzati dal Centro di produzione Rai di Torino. A partire dall' autunno prossimo scompariranno da Raitre per traslocare sul satellite. Per i sindacati si tratta di un altro campanello d' allarme: si temono riduzioni sia di budget che di personale: alle due trasmissioni lavorano oltre cinquanta dipendenti più un indotto di attori, tecnici e manovali. La decisione è il frutto di una nuova strategia aziendale. Entro la fine del 2010 tutta Italia avrà il digitale terrestre, quindi servirà maggiore impegno per i canali tematici. Viale Mazzini si riorganizzerà distribuendo le attività così: lo sport al centro di produzione di Milano, la cultura a Napoli, la tivù dei ragazzi a Torino. Quindi all' ombra della mole Mole sbarcheranno due interi canali, RaiGulp e Raisat Yoyo. Una buona notizia per il capoluogo piemontese, un probabile boomerang secondo i sindacati. © RIPRODUZIONE RISERVATA - (ste.p.)

venerdì 5 febbraio 2010

Gruppo Voicity, accordo sulla cassaintegrazione

E’ stato raggiunto il 2 febbraio un accordo tra la Omnia Service Center gruppo Voicity e le organizzazioni sindacali per concedere la cassa integrazione in deroga di 87 dipendenti, tra Torino e Settimo, dell’azienda. Un impegno della durata di quattro mesi a decorrere dal 3 febbraio, con l’intenzione di rinnovarlo fino al 31 dicembre 2010.
Lo si è appreso durante i lavori della Commissione consiliare Lavoro dello scorso 4 febbraio, che ha ascoltato i rappresentanti sindacali del gruppo per comprendere la situazione di difficoltà dell’azienda.
Operatore nel settore dei call center, il gruppo versa in una grave situazione finanziaria: ammontano a circa 100 milioni i debiti, di cui 50 verso l’Inps, 35 verso i creditori e circa 15 verso i circa 300 dipendenti del torinese (uffici di Torino e Settimo). A questi ultimi non sono ancora stati pagati lo stipendio di dicembre 2009 e la tredicesima, e risultano non versate da due anni le quote sui fondi pensionistici scelti dai dipendenti, nonostante siano stati prelevati dalla busta paga.
Il presidente della Commissione Lavoro Enzo Lavolta ha auspicato il continuo monitoraggio sulla vicenda da parte degli Enti locali (Comune e Provincia di Torino e Regione Piemonte) per comprendere - ha detto - quanto è ancora salvabile del gruppo.

venerdì 29 gennaio 2010

Infortuni sul lavoro, la situazione in provincia di Torino

Si conferma la riduzione del numero degli infortuni sul lavoro in Italia, e anche nella provincia di Torino. Il 28 gennaio, nella seduta della Commissione consiliare Lavoro, presieduta da Enzo Lavolta, sono stati presentati gli ultimi dati aggiornati (non ancora “ufficiali”) relativi al 2009. A illustrare la situazione in provincia di Torino, è intervenuto Mirko Maltana, responsabile dell’Inail di Moncalieri.
Nel 2009 gli infortuni denunciati in provincia di Torino sono stati 34.697 (4.345 riguardanti lavoratori stranieri), ovvero quasi 4.000 in meno rispetto all’anno precedente (38.419, di cui 5.369 relativi a stranieri), con una diminuzione del 9,69%. Una percentuale che conferma il trend nazionale dello stesso periodo (–10,6% di infortuni, –12,2% di casi mortali nel 2009 in Italia, in base alle statistiche parziali presentate a novembre 2009). Tra quelli denunciati, gli infortunio accolti con indennizzo da parte dell’Inail sono il 49%.
Negli ultimi due anni, gli infortuni in provincia di Torino nel settore delle costruzioni sono scesi del 13,55%; nel settore metalmeccanico del 35,41%. Gli incidenti stradali in itinere, ovvero relativi agli spostamenti effettuati in occasione di lavoro, sono calati del 15,18%. Numeri in apparenza confortanti, che però andranno valutati insieme alla contrazione dell’attività produttiva e dell’occupazione.
Le cifre fornite dal responsabili Inail in Commissione Lavoro sono relative a “dati di produzione”, non certificabili dal punto di vista scientifico, ma che fanno emergere la tendenza alla diminuzione del numero di infortuni. Rimangono ancora da analizzare i casi in istruttoria (11%). Il rapporto statistico completo sul 2009 verrà pubblicato a giugno.
Al dibattito in Commissione sono intervenuti i consiglieri Enzo Lavolta e Antonio Ferrante.

martedì 19 gennaio 2010

Rai, quali le scelte per il futuro nella nostra città?

Le sedi Rai a Torino, corso Giambone e lo storico palazzo di via Cernaia, che si affaccia proprio di fronte la stazione di Porta Susa, potrebbero perdere alcuni settori per altri luoghi.
Il polo della Rai è una fonte occupazionale rilevante, considerando anche l’indotto sul territorio cittadino. Oltre alle sinergie tecnologiche con altri partner, sia per la ricerca scientifica sia per l’innovazione tecnologica.
Il Consiglio comunale ha approvato la mozione (primo firmatario Enzo Lavolta) che tende a tutelare questa risorsa importante per la città.
Nel 2007, l’azienda aveva formulato un progetto di riassetto logistico delle due sedi. La mancata attuazione di ciò, si chiede nella mozione, corrisponde a una scelta di non investire a Torino?
Impegna, inoltre, l’Amministrazione di mantenere i livelli occupazionali e l’indotto.
Per tutto ciò necessita un tavolo di confronto, per capire le scelte strategiche della Rai, tra l’azienda stessa e i parlamentari piemontesi.
La mozione è stata votata all’unanimità.

venerdì 15 gennaio 2010

La Rai cede all'esterno anche gli abbonamenti

Repubblica — 15 gennaio 2010 pagina 5 sezione: TORINO

SE NE sono andati dalla riunione della commissione comunale lavoro guidata da Enzo Lavolta con una promessa: lunedì la Sala Rossa duscuterà una mozione sulla crisi Rai. I rappresentanti sindacali dei lavoratori di via Cernaia e corso Giambone ieri hanno lanciato il nuovo allarme sul ridimensionamento della presenza in città dell'ente. Vari i motivi. I due milioni di euro stanziati fino all'anno scorso per ampliare la sede di corso Giambone non ci sono più. E nel frattempo una società di consulenza esterna, la Kpmg, è stata incaricata di studiare la possibile cessione di un ramo d'azienda, esternalizzando così alcuni servizi come gli abbonamenti. Un'operazione che riguarderebbe circa 650 dipendenti dei mille lavoratori Rai torinesi. «Gli occupati che a livello nazionale non sono diminuiti, a Torino in questi anni sono scesi del 13 per cento» hanno detto i sindacalisti. - (e.d.b.)

Rai, in pericolo 350 posti di lavoro

La Rai torinese e' forse uno dei luoghi piu' stressanti dove lavorare. Non passa stagione senza un allarme per qualche ridimensionamento di personale o trasferimento di attivita' in altre regioni o, magari, citta' piu' vicine al cuore romano dell'azienda. Ora la preoccupazione si proietta sui dipendenti e le attivita' Ict del centro di ricerca di corso Giambone, l'ufficio abbonamenti e la sezione amministrazione e finanza di via Cernaia. Malcontati, sono complessivamente 350 posti di lavoro (tutta la Rai torinese da' lavoro a un migliaio di persone) e un bilancio milionario per l'Ict con ricadute importanti per il territorio come, ad asempio, il denaro che fa transitare sulle banche piemontesi la gestione dei 16 milioni di abbonati italiani, quelli che in questi giorni vediamo in tv ricevere in casa Pippo Baudo o Simona Ventura che li invitano a rinnovare il contratto di fedelta' a Mamma Rai. I rappresentanti sindacali della Rai di corso Giambone e via Cernaia (il centro di produzione e l'orchestra hanno proprie rsu) si sono presentati davanti alla Commissione Lavoro del Comune, quella presieduta da ENZO LAVOLTA (Pd), per denunciare che l'azienda, oltre a latitare rispetto a impegni presi ormai da un paio d'anni con il Comune stesso, ha incaricato la «Kpmg», societa' specializzata in riorganizzazioni aziendali, di studiare la possibilita' di esternalizzare appunto le attivita' Ict, abbonamenti e amministrazione e finanza. «Esternalizzare significa una sola cosa, la cessione di quei rami d'azienda da parte della Rai» hanno denunciato i sindacalisti Eros Temponi, Giovanni Tessuto, Mario Rossello, Pietro Bonelli e Paola Ghio. Ma perche' rivolgersi a Palazzo Civico? «Perche' abbiamo chiesto al direttore generale, Masi, di riceverci per chiarire le intenzioni dell'azienda, ma nessuno fino ad oggi ci ha risposto. Le ricadute sul territorio, e quindi sulla citta', di ogni ridimensionamento dell'azienda, sono pesanti. Chiediamo al Comune di appoggiare la nostra battaglia». Detto e fatto, una mozione con la quale il consiglio comunale chiede alla Rai di aprire «un tavolo per discutere le prospettive della Rai torinese» e' stato presentato dallo stesso LAVOLTA, da Monica Cerutti (Sinistra e liberta'), Salvatore Cutuli e Domenica Genisio del Pd, ai quali si sono immediatamente accodati Petrarulo dell'Idv, Ferrante di Rifondazione e, soprattutto, il leghista Mario Carossa: «Concordo in toto con la proposta di convocare la dirigenza Rai per conoscere i piani dell'azienda. Dobbiamo evitare che Torino venga penalizzata». Un concetto bipartisan, condiviso anche da Monica Cerutti e Petrarulo. Il presidente LAVOLTA ha cosi' dato disposizioni affinche' la mozione venga gia' discussa oggi dalla conferenza dei capigruppo, la qual cosa permettera' di portare il documento lunedi' in Sala Rossa per il dibattito e, visto lo schieramento che lo sostiene, l'approvazione.

venerdì 25 dicembre 2009

Lavoro, un fondo per chi da mesi è senza stipendio


C’è un Natale degli invisibili. Persone che non hanno più un lavoro per l’incapacità gestionale di chi guida un’impresa o per la crisi economica e che da mesi non ricevono lo stipendio loro dovuto.
Il caso più emblematico è quello dei lavoratori Eutelia e riferendosi a loro il segretario del PD, Pier Luigi Bersani, ha annunciato di voler proporre alla maggioranza di istituire un Fondo che anticipi gli stipendi a loro dovuti, andando a coprire un buco normativo.

La dichiarazione di Bersani.
La pesante crisi in corso ha determinato, per molte le realtà produttive italiane strutturalmente solide, notevoli difficoltà sia per le prospettive aziendali sia per i lavoratori. Le normative vigenti, innanzitutto quelle
relative al sostegno al reddito dei lavoratori, non coprono tutte le fattispecie di crisi aziendali oggi evidenti. In particolare, vi sono aziende abbandonate dal management e dalla proprietà nelle quali i lavoratori non solo non ricevono da mesi le retribuzioni dovute, ma non possono nemmeno accedere ai trattamenti di disoccupazione, né richiedere anticipazioni del TFR, fin quando non sia formalmente dichiarato lo stato di crisi. In tale situazione, si trovano, ad esempio, alcune migliaia di lavoratori del gruppo Omega-Eutelia, da oltre 6 mesi senza stipendio e senza alcun sostegno al reddito. I lavoratori del gruppo Omega, anche se il Tribunale di Roma dovesse decidere nel modo a loro più favorevole, continueranno a rimanere ancora a lungo senza retribuzioni e senza sostegni.

Per coprire il buco normativo e per dare risposta a un gravissimo problema sociale siamo pronti a presentare un emendamento al “Decreto Mille-proroghe”per istituire un “Fondo di garanzia per l’anticipazione dei crediti di lavoro”.

L’obiettivo del Fondo è anticipare, anche parzialmente, i crediti maturati dai lavoratori in caso di insolvenza dell’impresa nel pagamento delle retribuzioni.
Il Fondo viene gestito dal ministero del Lavoro al quale spetta il compito di valutare le condizioni effettive di ciascuna specifica situazione.
All’intervento del Fondo possono accedere, a domanda, i lavoratori che abbiano maturato crediti di lavoro per un ammontare di almeno 4 mensilità.

Il Fondo ha carattere rotativo, in quanto l’amministrazione si sostituisce al lavoratore nel rapporto di credito con l’impresa. Voglio augurarmi che la maggioranza comprenda l’assoluta urgenza di una simile misura.

———————- Aderisci alla campagna per il LAVORO di Mobilitanti.it

Regali di Natale: i parlamentari PD rinunciano in favore di Eutelia, Libera e Telethon. I giornali hanno scritto dei televisori al plasma regalati dal PDl ai suoi parlamentari. Sono i regali dei gruppi. Per i parlamentari del Pd abbiamo deciso che non ci sarà niente sotto l’albero: l’equivalente delle strenne dei senatori andrà in u fondo per lavoratori di Eutelia, mentre l’importo per le strenne de deputati verrà dato in beneficenza a Libera ed a Telethon.


A Torino i deputati PD Boccuzzi ed Esposito si incatenano alla sede Rai che non rinnova il contratto a Eutelia.

Il CdA della Rai ha incredibilmente rescisso il contratto con Eutelia (27 dipendenti a Torino e 20 a Roma che svolgono servizi di rete), siglando contemporaneamente un contratto con la Ibm per 2 milioni di euro. Il tutto proprio alla vigilia della riunione a Roma presso il Tribunale fallimentare che dovrà decidere in merito all’amministrazione controllata, provvedimento che lavoratori e sindacati richiedono da settimane per garantire continuità all’azienda.
“La decisione del Cda della Rai rappresenta una violazione degli impegni assunti dal Sottosegretario Gianni Letta, ovvero non ‘svuotare’ l’azienda delle commesse così da consentire al futuro Commissario straordinario di garantire la continuità occupazionale e produttiva - spiegano i deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, ed Enzo Lavolta, Presidente della Commissione Lavoro del Comune di Torino - Per queste ragioni ci siamo incatenati all’interno della sede torinese della Rai per chiedere l’immediata sospensione della rescissione del contratto e l’intervento del Sottosegretario Letta nei confronti della Rai per garantire quanto da lui stesso promesso”.

Il Tribunale di Roma sequestra gli stabilimenti Agile-ex Eutelia.
Dopo cinque ore di camera di consiglio, il giudice del tribunale fallimentare di Roma il 23 dicembre ha deciso di mettere sotto sequestro gli stabilimenti dell’Agile-ex Eutelia e ha nominato tre custodi cautelari. Lo annunciano fonti sindacali. Il giudice ha fissato al prossimo 17 febbraio l’udienza dove stabilirà l’amministrazione controllata del gruppo. Per i lavoratori dell’ex Eutelia è un primo importante punto a favore. In attesa del provvedimento definitivo, la decisione del tribunale estromette da subito l’attuale proprietà dalla gestione dell’azienda, impedendo così che si possano verificare altre operazioni speculative a scapito dei lavoratori.

Passoni e i senatori PD: intervenga Gianni Letta. “Con tutti i senatori del Pd della Commissione lavoro del Senato, sostengo pienamente l’azione che i deputati del Pd Esposito e Boccuzzi stanno conducendo a Torino nei confronti di questa incredibile decisione della Rai di rescindere il contratto con Eutelia”. Lo dichiara il senatore del Pd Achille Passoni che spiega: “Con questa decisione la Rai interviene pesantemente sulla lotta dei lavoratori che stanno da mesi difendendo il loro posto di lavoro, sottraendo loro una commessa assolutamente necessaria. Questa decisione, poi, interviene negativamente anche perché alla vigilia di un pronunciamento del Tribunale che dovrebbe decidere il commissariamento straordinario per garantire la continuità occupazionale e produttiva dell’Azienda”.
Conclude Passoni. “Sarebbe infine interessante sapere in che logica si colloca questa decisione rispetto agli impegni che il sottosegretario Gianni Letta ha assunto con le organizzazioni sindacali e con i lavoratori, che vanno proprio in controtendenza rispetto alle decisioni della Rai. Anch’io rivolgo, pertanto, un appello all’onorevole Letta affinché intervenga nei confronti della Rai per cancellare questa deleteria rescissione del contratto con Eutelia”.

Anche Filippo Penati, capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, chiede “alla Rai di non dar corso immediato al nuovo contratto ma di aspettare prima di procedere e, nell’eventualità in cui il tribunale
dovesse decidere la nomina di un commissario straordinario, di promuovere prioritariamente un incontro con il commissario stesso”.

mercoledì 23 dicembre 2009

Eutelia, deputati pd incatenati contro la Rai



Diego Longhin - Repubblica

TORINO - Non hanno intenzione di aprire i lucchetti fino a quando la Rai non rivedrà la scelta di chiudere il contratto con Eutelia, ora Agile. Azienda sull´orlo del fallimento, per volontà della proprietà, se non entrerà in amministrazione controllata. Due deputati del Pd, Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, l´operaio scampato al rogo della Thyssen, da ieri mattina si sono incatenati alla balconata nell´ingresso della sede Rai di Torino, insieme al consigliere comunale Enzo Lavolta (Pd) e a un gruppo di lavoratori informatici.

Non si tratta di un blitz dimostrativo: i tre non lasceranno l´ingresso del centro di produzione, a costo di passare notti e Natale, fino a quando la Rai non cambierà idea. Il cda ha rescisso il contratto con Eutelia, che fornisce 27 dipendenti a Torino e 20 a Roma, siglando un contratto con Ibm per 2 milioni di euro. «Il tutto alla vigilia della riunione al tribunale fallimentare di Roma per decidere l´amministrazione controllata - dicono i due deputati del Pd - è stato il sottosegretario Gianni Letta a prendersi l´impegno di non svuotare Eutelia-Agile delle commesse per consentire ad un futuro commissario di garantire la continuità. Com´è possibile che un´azienda dello Stato sia la prima a togliere il lavoro?». E il braccio destro del segretario Pd Pierluigi Bersani, Filippo Penati, chiede alla Rai «di sospendere il contratto con Ibm e di attendere le decisioni del tribunale prevista per oggi».

La Rai ribatte che la scelta di rescindere il contratto è arrivata «dopo mesi di trattative» successive al passaggio da Eutelia ad Agile e «per gravi inadempienze e mancanza di garanzie». L´emittente pubblica ha poi impegnato l´Ibm «a far riassorbire il maggior numero di ex addet-ti impegnati in Rai». Motivazioni che per Esposito «sono finte visto che i vertici di Eutelia sono spariti e che i lavoratori, senza stipendio da mesi, hanno garantito la prestazione. Gli stessi addetti a cui ora si propone un contratto con un subappaltatore di Ibm».