mercoledì 17 ottobre 2007
martedì 2 ottobre 2007
1/3
• cosa succede il 14 ottobre?
Nasce il partito democratico.
E tu puoi contribuire ad eleggere il segretario nazionale, il segretari regionale e i delegati all’assemblea nazionale e regionale.
• Che cos’è il partito democratico che sta nascendo?
E’ la nuova grande casa del centrosinistra che vuole riunire le tante tradizioni e culture oggi divise in tanti partiti e partitini.
Nasce dalla scelta di DS e Margherita di incontrarsi e unirsi.
Ma l’obiettivo è un partito aperto a tutti, arricchito da tanti che sono fuori dalla politica, un partito davvero partecipato, in cui è fondamentale il contributo di ciascuno.

• Sarà veramente democratico (e diverso)?
Dipende da quante persone 1l 14 ottobre andranno a votare.
Se saremo in tanti a scegliere, a votare, allora l’aggettivo democratico avrà un senso. In caso contrario, saranno, come sempre, le vecchie logiche a vincere.
• Quanti e (chi ) sono i candidati?
Per la carica di segretario nazionale i candidati in Piemonte sono 3:
Walter Veltroni, Rosy Bindi e Enrico Letta.
• Quali sono le regole per votare?
Avere almeno 16 anni e pagare 1 euro come contributo per le spese elettorali.
• Chi vota è automaticamente iscritto al partito?
Assolutamente no.
• Dove si vota?
In circa 10.000 seggi sparsi su tutto il territorio nazionale
2/3

La disponibilità a concorrere direttamente alla formazione del Partito Democratico è maturata soprattutto per la volontà di favorire la partecipazione ad un partito che vorrei veramente “nuovo” e aperto superando l’immagine negativa offerta nelle ultime settimane dai vertici dei partiti blindati , dal tatticismo esasperato.
Abbiamo sentito ripetere innumerevoli volte che la prospettiva è quella di un partito aperto, che non nasca solo da un accordo fra ds e margherita, che coinvolga ed entusiasmi i cittadini anche attraverso reali spazi di protagonismo della società civile.
Io penso alle elezioni del 14 ottobre come ad un grande momento di democrazia e di confronto aperto fra più proposte e più candidati, e non come ad una semplice ratifica di ciò che in pochi hanno scelto per noi.
Anche per questo ho deciso di esserci.
Perché penso che una competizione fra più candidati, un confronto vero fra persone diverse, le loro idee, la loro passione, la loro voglia di mettersi in gioco “senza rete” sia l’unico modo per convincere i cittadini che sta nascendo qualcosa di nuovo, di vitale, di non preconfezionato, qualcosa per cui vale la pena di impegnarsi in prima persona.
Questa novità passa anche attraverso il superamento delle vecchie logiche.
Nel nuovo partito abbiamo bisogno del contributo di tutte le culture che vogliono riconoscersi in un progetto moderno e riformista, che guarda al futuro, ma il Pd nasce per un elettorato che si sente soprattutto di “centrosinistra”, ulivista, per chi voterà per la prima volta il prossimo giugno ed è nato dopo la caduta del Muro di Berlino.
Saranno, coinvolti e rappresentati giovani e donne, (e non solo perché questa volta il 50% degli organi di partito è in mano loro), imprenditori e insegnanti, professionisti ed impiegati, artisti ed operai…Riportare la “buona politica” fra la gente sarà il mio principale impegno nelle prossime settimane.
So che per fare questo le scelte dovranno essere chiare e nette. Se il primo obiettivo è quello di recuperare la fiducia dei cittadini, dobbiamo essere credibili sul tema del rinnovamento della politica.
È un problema di regole (che devono rendere semplici ed efficaci la partecipazione, le decisioni, l’espressione del giudizio popolare) ma è anche una questione di stile. È moralità, trasparenza, cambiamento del linguaggio, coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, capacità di suscitare emozioni non con una frase ad effetto ma costruendo qualcosa di vero e duraturo per la storia personale di ciascuno.
E’ una sfida che voglio giocare in prima persona. E Voi?
3/3

Collegio 3
A sinistra per Veltroni
Torino Vallette - Lucento – Parella - Campidoglio
1. ENZO LAVOLTA
2. PAOLA BERZANO
3. CLAUDIO CERRATO
4. MARIA LUISA MASTURZO
5. GIANNI GALEAZZI
VIA LESSONA 1
351-352-353-354-355-356-357-358-359-360-361-362-363-364-
365-366-368-369-370-371-372-374-375-376-377-378-379-380
VIA SALBERTRAND 58
367-373-388-389-390-398-399-400-401-402-403-404-405-406
STRADA ANTICA DI COLLEGNO 208
381-382-383-384-385-386-387-393-394-395-396-397-407-408-409
-410-411-412-413
VIA NOLE
414-415-474-475-476-477-478-479-480-484
VIA VEROLENGO 212
481-482-483-491-492-493-494-495-496-497-498-508-509-510-511-512
VIA FOLIGNO 106
485-486-487-488-489-490-499-500-501-502-503-504-505-506-507
PIAZZA MONTALE 8
513-514-515-516-517-518-519-520-521-522-523-524
• cosa succede il 14 ottobre?
Nasce il partito democratico.
E tu puoi contribuire ad eleggere il segretario nazionale, il segretari regionale e i delegati all’assemblea nazionale e regionale.
• Che cos’è il partito democratico che sta nascendo?
E’ la nuova grande casa del centrosinistra che vuole riunire le tante tradizioni e culture oggi divise in tanti partiti e partitini.
Nasce dalla scelta di DS e Margherita di incontrarsi e unirsi.
Ma l’obiettivo è un partito aperto a tutti, arricchito da tanti che sono fuori dalla politica, un partito davvero partecipato, in cui è fondamentale il contributo di ciascuno.
• Sarà veramente democratico (e diverso)?
Dipende da quante persone 1l 14 ottobre andranno a votare.
Se saremo in tanti a scegliere, a votare, allora l’aggettivo democratico avrà un senso. In caso contrario, saranno, come sempre, le vecchie logiche a vincere.
• Quanti e (chi ) sono i candidati?
Per la carica di segretario nazionale i candidati in Piemonte sono 3:
Walter Veltroni, Rosy Bindi e Enrico Letta.
• Quali sono le regole per votare?
Avere almeno 16 anni e pagare 1 euro come contributo per le spese elettorali.
• Chi vota è automaticamente iscritto al partito?
Assolutamente no.
• Dove si vota?
In circa 10.000 seggi sparsi su tutto il territorio nazionale
2/3
La disponibilità a concorrere direttamente alla formazione del Partito Democratico è maturata soprattutto per la volontà di favorire la partecipazione ad un partito che vorrei veramente “nuovo” e aperto superando l’immagine negativa offerta nelle ultime settimane dai vertici dei partiti blindati , dal tatticismo esasperato.
Abbiamo sentito ripetere innumerevoli volte che la prospettiva è quella di un partito aperto, che non nasca solo da un accordo fra ds e margherita, che coinvolga ed entusiasmi i cittadini anche attraverso reali spazi di protagonismo della società civile.
Io penso alle elezioni del 14 ottobre come ad un grande momento di democrazia e di confronto aperto fra più proposte e più candidati, e non come ad una semplice ratifica di ciò che in pochi hanno scelto per noi.
Anche per questo ho deciso di esserci.
Perché penso che una competizione fra più candidati, un confronto vero fra persone diverse, le loro idee, la loro passione, la loro voglia di mettersi in gioco “senza rete” sia l’unico modo per convincere i cittadini che sta nascendo qualcosa di nuovo, di vitale, di non preconfezionato, qualcosa per cui vale la pena di impegnarsi in prima persona.
Questa novità passa anche attraverso il superamento delle vecchie logiche.
Nel nuovo partito abbiamo bisogno del contributo di tutte le culture che vogliono riconoscersi in un progetto moderno e riformista, che guarda al futuro, ma il Pd nasce per un elettorato che si sente soprattutto di “centrosinistra”, ulivista, per chi voterà per la prima volta il prossimo giugno ed è nato dopo la caduta del Muro di Berlino.
Saranno, coinvolti e rappresentati giovani e donne, (e non solo perché questa volta il 50% degli organi di partito è in mano loro), imprenditori e insegnanti, professionisti ed impiegati, artisti ed operai…Riportare la “buona politica” fra la gente sarà il mio principale impegno nelle prossime settimane.
So che per fare questo le scelte dovranno essere chiare e nette. Se il primo obiettivo è quello di recuperare la fiducia dei cittadini, dobbiamo essere credibili sul tema del rinnovamento della politica.
È un problema di regole (che devono rendere semplici ed efficaci la partecipazione, le decisioni, l’espressione del giudizio popolare) ma è anche una questione di stile. È moralità, trasparenza, cambiamento del linguaggio, coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, capacità di suscitare emozioni non con una frase ad effetto ma costruendo qualcosa di vero e duraturo per la storia personale di ciascuno.
E’ una sfida che voglio giocare in prima persona. E Voi?
3/3
Collegio 3
A sinistra per Veltroni
Torino Vallette - Lucento – Parella - Campidoglio
1. ENZO LAVOLTA
2. PAOLA BERZANO
3. CLAUDIO CERRATO
4. MARIA LUISA MASTURZO
5. GIANNI GALEAZZI
VIA LESSONA 1
351-352-353-354-355-356-357-358-359-360-361-362-363-364-
365-366-368-369-370-371-372-374-375-376-377-378-379-380
VIA SALBERTRAND 58
367-373-388-389-390-398-399-400-401-402-403-404-405-406
STRADA ANTICA DI COLLEGNO 208
381-382-383-384-385-386-387-393-394-395-396-397-407-408-409
-410-411-412-413
VIA NOLE
414-415-474-475-476-477-478-479-480-484
VIA VEROLENGO 212
481-482-483-491-492-493-494-495-496-497-498-508-509-510-511-512
VIA FOLIGNO 106
485-486-487-488-489-490-499-500-501-502-503-504-505-506-507
PIAZZA MONTALE 8
513-514-515-516-517-518-519-520-521-522-523-524
venerdì 28 settembre 2007
La rivoluzione pacifica
La storia di Gandhi sembra ripetersi in questi giorni in Birmania e ci sono vittime tra i sostenitori pacifici della rivoluzione silenziosa contro i militari che lì detengono il potere.
Esprimo la mia più dura condanna per le violenze del regime militare birmano nei confronti dei monaci.
La comunità internazionale non può accettare quanto sta avvenendo.
Il regime deve sospendere immediatamente ogni repressione, liberare Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici e indire elezioni libere e democratiche.
Le Nazioni Unite e l’Unione Europea devono inasprire le sanzioni commerciali, diplomatiche e politiche e intervenire a sostegno dell’opposizione democratica che da anni porta avanti una straordinaria lotta non violenta.
Il Partito Democratico è a fianco dei monaci, degli studenti e di tutti i democratici birmani.
Il Governo italiano e l’Unione europea devono schierarsi con il popolo birmano senza le cautele dettate dall’interscambio economico con la dittatura.
In politica estera va perseguita ovunque la strategia del ‘cambio di regime’, senza nessuna indulgenza verso satrapi e caudilli vari, perché solo la democrazia è garanzia di pace e sviluppo
Myanmar: appello per cessare la repressione:
La sera del 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste contro la giunta militare del Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc), nell’ex capitale Yangon, nella seconda città più grande, Mandalay, così come a Meiktila, a Pakokku e a Mogok. Amnesty International ha appreso che diverse persone sono entrate in clandestinità per evitare l’arresto.Alcuni arresti erano già avvenuti la sera del 24 settembre, ma la maggior parte ha avuto luogo nelle successive 36 ore, con l’intensificarsi del giro di vite da parte delle forze di sicurezza. Tra le persone arrestate vi sono tra i 50 e i 100 monaci di Yangon, il parlamentare Paik Ko e almeno un altro esponente del principale partito d’opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) guidata da Aung San Suu Kyi, diversi altri membri dell’Nld e altre figure pubbliche, tra cui il famoso attore e prigioniero di coscienza Zargana (conosciuto anche come Ko Thura). Amnesty International crede che questi e altri detenuti si trovino a rischio di tortura o altri maltrattamenti.Fonti governative hanno confermato ai giornalisti che almeno tre monaci sono stati uccisi a Yangon: uno da un colpo d’arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti.Nonostante l’alta tensione, migliaia di persone continuano a manifestare nelle strade contro il governo, guidate dai monaci, i quali hanno però voluto proteggere la popolazione chiedendo di non prendere parte alle dimostrazioni.Sembra che le forze di sicurezza abbiano percosso i manifestanti con manganelli, utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla che sfidava il recente divieto di raduno di più di 5 persone e sparato colpi di avvertimento in aria.Le proteste pacifiche hanno avuto inizio ad agosto, in risposta al brusco aumento del prezzo dei carburanti. I monaci buddisti, che hanno preso la guida delle proteste dopo che alcuni di loro erano stati feriti nella città di Pakokku, chiedono la riduzione del prezzo dei generi di prima necessità, il rilascio dei prigionieri politici e un processo di riconciliazione nazionale per risolvere le profonde divisioni politiche interne.La mattina del 25 settembre, le autorità hanno iniziato il giro di vite sui manifestanti, introducendo un coprifuoco di 60 giorni dalle 21 della sera alle 5 del mattino e avvisando la popolazione che sarebbero stati adottati provvedimenti di legge contro i dimostranti.Le violazioni dei diritti umani a Myanmar sono diffuse e sistematiche. Tra queste vi è l’utilizzo di bambini soldato e il ricorso ai lavori forzati. Inoltre, sono in vigore leggi che criminalizzano l’espressione pacifica del dissenso politico.Alla fine del 2006, la maggior parte degli esponenti di primo piano dell’opposizione era agli arresti o sottoposta a forme di detenzione amministrativa e 1160 prigionieri politici erano detenuti in condizioni via via più dure. Gli arresti avvengono spesso senza mandato e i detenuti sono costretti a trascorrere lunghi periodi d’isolamento; la tortura è praticata regolarmente nel corso degli interrogatori; i processi nei confronti degli oppositori politici seguono procedure non in linea col diritto internazionale e agli imputati viene frequentemente negato il diritto a scegliere un avvocato, se non addirittura ad averne uno. La pubblica accusa fa ricorso a confessioni estorte con la tortura.Per approfondimenti sulla situazione dei prigionieri politici in Myanmar: “Myanmar’s Political Prisoners: A Growing Legacy of Injustice”
http://web.amnesty.org/library/Index/ENGASA160192005
firma l'appello:
- Firma on line questo appello
da La Stampa 28/9/2007 (9:22)
Oscurato il principale canale di informazione, proteste su Internet
YANGON
Il principale collegamento a Internet di Myanmar (ex Birmania) ha smesso oggi di funzionare. Lo ha detto un responsabile locale delle telecomunicazioni secondo il quale l’interruzione è stata causata da «un danno ad un cavo sottomarino». Dopo due giorni di repressione da parte dei militari delle manifestazioni di protesta, viene così a mancare il principale canale di diffusione di informazioni e foto da parte della dissidenza birmana su quanto sta accadendo nel paese.
Esprimo la mia più dura condanna per le violenze del regime militare birmano nei confronti dei monaci.
La comunità internazionale non può accettare quanto sta avvenendo.
Il regime deve sospendere immediatamente ogni repressione, liberare Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici e indire elezioni libere e democratiche.
Le Nazioni Unite e l’Unione Europea devono inasprire le sanzioni commerciali, diplomatiche e politiche e intervenire a sostegno dell’opposizione democratica che da anni porta avanti una straordinaria lotta non violenta.
Il Partito Democratico è a fianco dei monaci, degli studenti e di tutti i democratici birmani.
Il Governo italiano e l’Unione europea devono schierarsi con il popolo birmano senza le cautele dettate dall’interscambio economico con la dittatura.
In politica estera va perseguita ovunque la strategia del ‘cambio di regime’, senza nessuna indulgenza verso satrapi e caudilli vari, perché solo la democrazia è garanzia di pace e sviluppo
Myanmar: appello per cessare la repressione:
La sera del 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste contro la giunta militare del Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc), nell’ex capitale Yangon, nella seconda città più grande, Mandalay, così come a Meiktila, a Pakokku e a Mogok. Amnesty International ha appreso che diverse persone sono entrate in clandestinità per evitare l’arresto.Alcuni arresti erano già avvenuti la sera del 24 settembre, ma la maggior parte ha avuto luogo nelle successive 36 ore, con l’intensificarsi del giro di vite da parte delle forze di sicurezza. Tra le persone arrestate vi sono tra i 50 e i 100 monaci di Yangon, il parlamentare Paik Ko e almeno un altro esponente del principale partito d’opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) guidata da Aung San Suu Kyi, diversi altri membri dell’Nld e altre figure pubbliche, tra cui il famoso attore e prigioniero di coscienza Zargana (conosciuto anche come Ko Thura). Amnesty International crede che questi e altri detenuti si trovino a rischio di tortura o altri maltrattamenti.Fonti governative hanno confermato ai giornalisti che almeno tre monaci sono stati uccisi a Yangon: uno da un colpo d’arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti.Nonostante l’alta tensione, migliaia di persone continuano a manifestare nelle strade contro il governo, guidate dai monaci, i quali hanno però voluto proteggere la popolazione chiedendo di non prendere parte alle dimostrazioni.Sembra che le forze di sicurezza abbiano percosso i manifestanti con manganelli, utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla che sfidava il recente divieto di raduno di più di 5 persone e sparato colpi di avvertimento in aria.Le proteste pacifiche hanno avuto inizio ad agosto, in risposta al brusco aumento del prezzo dei carburanti. I monaci buddisti, che hanno preso la guida delle proteste dopo che alcuni di loro erano stati feriti nella città di Pakokku, chiedono la riduzione del prezzo dei generi di prima necessità, il rilascio dei prigionieri politici e un processo di riconciliazione nazionale per risolvere le profonde divisioni politiche interne.La mattina del 25 settembre, le autorità hanno iniziato il giro di vite sui manifestanti, introducendo un coprifuoco di 60 giorni dalle 21 della sera alle 5 del mattino e avvisando la popolazione che sarebbero stati adottati provvedimenti di legge contro i dimostranti.Le violazioni dei diritti umani a Myanmar sono diffuse e sistematiche. Tra queste vi è l’utilizzo di bambini soldato e il ricorso ai lavori forzati. Inoltre, sono in vigore leggi che criminalizzano l’espressione pacifica del dissenso politico.Alla fine del 2006, la maggior parte degli esponenti di primo piano dell’opposizione era agli arresti o sottoposta a forme di detenzione amministrativa e 1160 prigionieri politici erano detenuti in condizioni via via più dure. Gli arresti avvengono spesso senza mandato e i detenuti sono costretti a trascorrere lunghi periodi d’isolamento; la tortura è praticata regolarmente nel corso degli interrogatori; i processi nei confronti degli oppositori politici seguono procedure non in linea col diritto internazionale e agli imputati viene frequentemente negato il diritto a scegliere un avvocato, se non addirittura ad averne uno. La pubblica accusa fa ricorso a confessioni estorte con la tortura.Per approfondimenti sulla situazione dei prigionieri politici in Myanmar: “Myanmar’s Political Prisoners: A Growing Legacy of Injustice”
http://web.amnesty.org/library/Index/ENGASA160192005
firma l'appello:
- Firma on line questo appello
da La Stampa 28/9/2007 (9:22)
Oscurato il principale canale di informazione, proteste su Internet
YANGON
Il principale collegamento a Internet di Myanmar (ex Birmania) ha smesso oggi di funzionare. Lo ha detto un responsabile locale delle telecomunicazioni secondo il quale l’interruzione è stata causata da «un danno ad un cavo sottomarino». Dopo due giorni di repressione da parte dei militari delle manifestazioni di protesta, viene così a mancare il principale canale di diffusione di informazioni e foto da parte della dissidenza birmana su quanto sta accadendo nel paese.
lunedì 10 settembre 2007
il ricordo è passività, la Memoria è lo sforzo di raccontare al presente, con fatica spesso dolorosa, il passato
Cari amici,
sono rientrato da poche ore a Torino e conservo negli occhi le immagini di questi ultimi giorni trascorsi in giro per l' Europa tra i campi di concentramento di Bergen Belsen, Natzweiler e la casa di Anne Frank.
Sono ancora forti le molte emozioni vissute e condivise con alcuni di voi che state leggendo questo blog : rabbia, indignazione, stupore, paura...molta paura.
E' forte la paura che possa riaccadere, è forte la paura che un uomo possa violentare la dignità di un altro uomo così come è avvenuto nei luoghi della vergogna che abbiamo visitato.Ma è grande anche il ricordo del sorriso sereno di Sergio accompagnato dai suoi occhi tristi , gli occhi di chi ha vissuto la guerra.
Grazie ai tanti protagonisti di questo viaggio. Grazie ai racconti di una straordinaria narratrice qual'è Lucia, grazie all'emozione di Primarosa, grazie all'ANED; grazie a quanti, tanti credono con forza nella Memoria come lo sforzo di raccontare al presente, con fatica spesso dolorosa, il passato.
Enzo Lavolta
Nei prossimi giorni pubblicherò le foto in questo blog, se ne avete di belle che volete condividere inviatemele a questo indirizzo: enzo.lavolta@fastwebnet.it ;
Sarà Anne Frank, con la sua sorprendente maturità, autrice di scritti d’inestimabile valore, a guidare le nuove generazioni all’incontro con la memoria del più sconcertante dramma dell’umanità: la Shoah. Saranno le pagine del suo Diario e dei suoi Racconti – divenuti alcuni tra i simboli più rappresentativi non solo dell’Olocausto ma dell’intera Storia – a raccontare le barbariche atrocità commesse contro gli individui più deboli; a narrare della sconcertante naturalezza – mista a indifferenza – con cui l’idiozia nazista ha macchiato per sempre la dignità di uomini e donne, violentando il diritto alla libertà. Una traccia indelebile, dunque, destinata, grazie a grandi eroi come Anne, a divenire una lezione di vita, attraverso un pensiero complesso e profondo, carico di forza e purezza e impregnato nella coscienza collettiva. Celebrare Anne Frank diffondendo il suo emblematico messaggio senza tempo significa infatti leggere e interpretare il significato dell’oppressione, della discriminazione, della repressione e dello sterminio di oltre sei milioni tra ebrei, zingari, omosessuali e oppositori politici. Persone stipate come larve nei ghetti e nei lager, private d’ossigeno e emozioni. Talvolta cavie da laboratorio, talvolta pedine di un lento, sporco gioco al massacro.La Storia raccontata da Anne Frank è la Storia scritta di tutte le vittime; le sue parole, che non possono che appartenere al patrimonio dell’umanità, vogliono spingere le giovani generazioni alla metamorfosi auspicata nei suoi scritti:
“Tutti possiamo cominciare fin da questo istante a cercare di cambiare il mondo e ognuno di noi, grande o piccolo, può dare il suo contributo a diffondere un po’ di giustizia.” [Dare – Racconti dell’Alloggio Segreto]
martedì 31 luglio 2007
RINNOVAMENTO, EQUITA’, RIFORME
Tra poche ore parto per le vacanze...prima però pubblico questo documento che ho sottoscritto e di cui leggerete domani sui giornali, nella speranza che sia un reale contributo alla discussione sul PD ancora troppo lontana dal merito dei problemi del nostro paese.
Contributo di idee per il Piemonte e per l’Italia
Il 14 ottobre si avvierà la costruzione del Partito Democratico. Il nuovo soggetto è una formidabile occasione di innovazione politica e di modernizzazione della società italiana che dovrà avere anche il compito di promuovere una nuova classe dirigente.
Il processo costituente avrà l’impegnativo compito di unire le forze del riformismo italiano di ispirazione socialista, cattolico-democratica, liberaldemocratica e ambientalista.
Ma secondo noi avrà anche un importante impegno: far incontrare, amalgamare e allargare classi dirigenti amministrative che in questi anni hanno collaborato ma che oggi devono essere, pur nelle utilissime differenze, un corpo unico al servizio del Paese.
Un partito con un'anima, questo è un primo tratto distintivo. Ovvero un partito con la testa, con il cuore ma anche con un'anima in grado di far parlare il sentimento di tanti uomini e donne nelle scelte dei prossimi anni; popolare perché lo pensiamo come un partito con tante persone, fatto di linguaggi semplici, in grado di portare tanta gente a fare politica.
Tra coloro che sottoscrivono questo documento ci sono persone che hanno creduto da subito e senza dubbi al progetto del Partito Democratico, altri che hanno segnalato alcuni limiti politici, altri ancora che hanno condotto una battaglia perché si scegliesse un’altra strada.
Oggi c’è un fatto nuovo. La candidatura di Veltroni che ha avuto il grande merito e coraggio di candidarsi al ruolo di Segretario Nazionale in un quadro che certo non si può definire semplice. Questa candidatura può rappresentare davvero l’innovazione che tutti si attendono dal nuovo partito. La parola sinistra non deve essere lasciata incustodita, deve essere riempita di cose nuove. Dobbiamo costruire un partito del lavoro e della cittadinanza. Il Partito Democratico può dare voce e offrire risposte di governo a quella vasta parte della società italiana che vuole affrontare le sfide della modernità e della globalizzazione senza rinunciare ai valori fondanti del riformismo sociale: l’aspirazione all’equità, la libertà e la giustizia per le donne e per gli uomini. Di fronte ai temi della legalità e della sicurezza, della salute, dell’istruzione non ci può essere né povero né ricco. Senza riforme radicali si rischia di mettere a repentaglio quelle conquiste che si vorrebbero difendere, corrose da inefficienze, burocrazie, corporativismi.
Sbloccare l'Italia. L’Italia bloccata è quella della mancata mobilità sociale ormai interrotta da tempo, del mancato ricambio in politica di idee e di uomini, delle decisioni non prese e rimandate, delle opere necessarie ma non fatte, della finanza a scapito dell'impresa.
Chi ha una famiglia cerca di arrivare a fine mese, chi è ricercatore emigra all'estero, chi è dipendente è sottoposto a sacrifici enormi per permettere ad un figlio di accedere ad una istruzione superiore.
Non c’è settore dell’economia, delle professioni, dell’università, dei mestieri che non sia attraversato da corporativismi. Vanno sbloccati ingranaggi fermi da troppo tempo e garantire dinamismo nei percorsi di vita, di lavoro, di attività economica e sociale.
Abbattere i costi del “non fare”. Da troppo tempo si discute profondamente nel nostro Paese nel merito tecnico di opere e riforme rilevanti. La Tav, la riforma delle pensioni ma anche l'emergenza climatica sono temi rilevanti. Noi non possiamo più accettare logiche di breve periodo. Per questo occorre che prepotentemente nella discussione si cominci anche a parlare di quanto costa “non fare”. I costi del non fare sono enormi. Vi è invece la necessità di dare alla politica tempi decisionali certi e veloci.
Il PD tra lavoro e impresa. Ridare senso alla centralità e alla valorizzazione del lavoro è un obiettivo essenziale per un partito riformista come il Partito Democratico. Lo distingue chiaramente dai partiti di destra. Meno evidente è invece la differenza da una sinistra spesso così tradizionale da risultare conservatrice. Un Partito democratico non convinto della centralità del lavoro e poco capace di riformare le politiche del lavoro perderebbe un pezzo essenziale del suo riformismo.
Occorre vincere le resistenze alle riforme progettate, presenti anche al nostro interno, ed evidenti nella faticosa azione di governo e parlamentare. La retorica operaista mostra la corda di fronte ai problemi crescenti del precariato e di quel blocco sociale che individua i lavoratori della conoscenza. Questo non significa che assistiamo alla fine del lavoro come lo abbiamo finora conosciuto. Oggi c’è tuttavia la necessità di confrontarsi con gli effetti della globalizzazione sulle società più lente ad adattarsi a questa nuova realtà. Per realizzare questo obiettivo si punta perciò sulla società della conoscenza, dove i saperi e l’innovazione sono i motori del cambiamento anche delle attività lavorative. Il Partito Democratico dovrà porsi come interprete del rinnovato rapporto tra lavoro e impresa, dialogando con l’imprenditore senza timori di subalternità, coniugando lo sviluppo con la crescita delle pensioni, delle garanzie, dei salari.
L'impulso creativo è oggi libero di svilupparsi in forme finora sconosciute. Le società avanzate si basano sull'economia dell'informazione e della conoscenza nelle quali è la creatività a generare il vantaggio competitivo. Dove ci sono i creativi c'è ricchezza, occupazione, qualità della vita. Scienziati, musicisti, architetti, designer, esperti della comunicazione oggi vengono riuniti nella “nuova classe creativa”. Il PD, libero da ogni tipo di diffidenza verso queste nuove professioni, dovrà garantire che i creativi siano liberi di esprimersi senza conformazioni. Il creativo vive come oppressione tutto ciò che è appiattimento professionale .
Ridare ricchezza all'Italia. Vogliamo che il PD sia il partito che rappresenta chi oggi produce ricchezza per il nostro paese. Quando diciamo ciò non pensiamo di rappresentare solo alcune categorie sociali (imprenditori e dipendenti). Vogliamo piuttosto rappresentare quel sentimento che mette al centro la produttività e la produzione di ricchezza e valore materiale e culturale per il nostro Paese. Parliamo di migliaia di imprenditori, di commercianti, di professionisti, di artigiani, di dipendenti del settore privato, di dipendenti pubblici che si battono ogni giorno per un obiettivo generale: permettere al paese di rialzare la testa, di affermarsi, di riprendere competitività e valore nella considerazione internazionale.
Ritrovarsi tutti in un’Italia cambiata. Gli italiani del Nord si trovano davanti al problema della sclerosi dello Stato che incide sul dinamismo economico-sociale di queste aree. Gli italiani del Sud soffrono per la mancanza di diritti di cittadinanza e servizi essenziali. E’ tempo di ritrovare una nuova cultura dell’unità del paese. Tutto questo non può avvenire se le energie del nord si sentono poco rappresentate e fuori da una missione nazionale. Occorre una rappresentanza politica capace di aderire positivamente alle specificità del territorio, in modo soprattutto da valorizzarne le componenti dinamiche, quelle più in grado di contribuire allo sviluppo del nostro sistema nazionale: quelli che hanno retto la sfida della globalizzazione e quelli che, con la flessibilità del lavoro, hanno pagato il prezzo più alto alla competitività del sistema. Un partito che veda nell'eterogeneità e nella molteplicità dei sistemi locali di sviluppo presenti nel nostro Paese non come un limite, ma come un'opportunità, tale da offrire modalità differenziate di crescita economica. Di qui la necessità di una politica economica attenta nel promuovere le risorse locali, in grado di accompagnare la loro evoluzione e di offrire loro gli strumenti per rafforzarsi. La sensibilità per le occasioni di promozione economica del Nord costituisce pertanto un'importante leva per consolidarle e fare di esse elementi di vantaggio competitivo dell'Italia.
La nostra società deve muoversi. Oggi, in una società immobile, a pagare il prezzo più alto sono i giovani, che prima dei venticinque-trent'anni non entrano nel mondo del lavoro, e che non possono più contare su quella sequenza certa - studio, lavoro, pensione - garantita in passato. Esiste oggi in Italia una questione di equità intergenerazionale, la tutela delle condizioni degli anziani non deve risolversi in una causa di penalizzazione per i giovani. Di fatto, in un certo senso, il patto generazionale esiste già e opera all'interno delle famiglie, dove le pensioni e i risparmi degli anziani servono non di rado a sostenere i redditi dei più giovani. Occorre che a questa dimensione familiare e privata subentri oggi un patto generazionale esplicito, capace di dare certezze e garanzie alla "terza età" senza far apparire quest'azione di difesa sociale una minaccia per i diritti e le garanzie dei più giovani. L'Italia deve recuperare, a livello sociale, una responsabilità che già è attiva all'interno delle famiglie e che può essere motivo di coesione, invece che di lacerazione del tessuto sociale.
Il PD è il partito della responsabilità. Le decisioni politiche assunte attraverso le regole della nostra democrazia non possono essere continuamente rimesse in discussione in nome di supposti interessi locali. Assistiamo continuamente al blocco di riforme, opere e interventi importanti per l’interesse generale (liberalizzazioni, impianti eolici, rigassificatori) fermi per interessi particolari. Nell’ambito del complesso sistema di garanzie costituito dal nostro ordinamento e dalle normative di valutazione di impatto ambientale, l’interesse generale deve sempre poter prevalere sugli interessi particolari.
Il PD è il partito delle risposte ai cittadini. Legalità e sicurezza vanno rideclinate fuori dalla dicotomia destra/sinistra. La sicurezza è, insieme, un bisogno elementare e un diritto di cittadinanza. La legge, condivisa e rispettata, è il pilastro su cui si costruiscono azioni di sicurezza efficaci per i cittadini. Tutto questo non significa tradire i propri valori, o smarrire la propria identità di sinistra. Ma la solidarietà, giustamente tanto cara alla sinistra, è più forte se sta dentro un sistema di valori condivisi e di regole rispettate da tutti.
L’innovazione nei programmi deve essere sostenuta da una rinnovata organizzazione politica. La crisi dei partiti è giunta al suo punto terminale. Oggi imperversano lobbies, consorterie, cordate, o nella migliore delle ipotesi, oligarchie illuminate. Il PD deve reagire a tutto ciò e il suo stesso processo fondativo partecipato e trasparente è una buona premessa. Il PD deve essere un partito nuovo, costruito dalla consapevole adesione dei singoli sulla base del principio “una testa un voto”, ma deve anche essere un partito strutturato sul territorio e nel sociale.
Solo un ricco pluralismo può consentire che le diversità coesistano e si integrino, rafforzando la capacità di attrazione maggioritaria del partito. Il PD deve essere in grado di abbattere gli steccati fra culture per far nascere la classe dirigente di domani. Per questo, in vista delle elezioni primarie regionali, pensiamo di sostenere un segretario espressione di una delle grandi aree politico-culturali fondative dal PD, tra cui quella cattolica democratica.
Il PD non può essere una rete di meri comitati elettorali e di singole personalità. E’ necessario un partito forte per avere un leader forte, non è vero il contrario.
Il PD deve essere lo strumento per rappresentare coloro che fino a oggi non lo sono stati e per garantire a chiunque la possibilità di partecipare in prima persona mettendo a disposizione le proprie competenze. Solo così si potrà avere un effettivo cambio all’attuale classe dirigente, della quale riconosciamo leadership e qualità. Tuttavia vogliamo evitare il rischio che si perpetuino nomenclature, notabilati e nicchie di poteri economici. Per noi il Partito Democratico deve essere un costruttore di nuova classe dirigente e non un selezionatore di tecnocrati da mettere al servizio della cosa pubblica. Deve essere generatore di impegno e passione. Noi siamo per il primato civile della politica
Contributo di idee per il Piemonte e per l’Italia
Il 14 ottobre si avvierà la costruzione del Partito Democratico. Il nuovo soggetto è una formidabile occasione di innovazione politica e di modernizzazione della società italiana che dovrà avere anche il compito di promuovere una nuova classe dirigente.
Il processo costituente avrà l’impegnativo compito di unire le forze del riformismo italiano di ispirazione socialista, cattolico-democratica, liberaldemocratica e ambientalista.
Ma secondo noi avrà anche un importante impegno: far incontrare, amalgamare e allargare classi dirigenti amministrative che in questi anni hanno collaborato ma che oggi devono essere, pur nelle utilissime differenze, un corpo unico al servizio del Paese.
Un partito con un'anima, questo è un primo tratto distintivo. Ovvero un partito con la testa, con il cuore ma anche con un'anima in grado di far parlare il sentimento di tanti uomini e donne nelle scelte dei prossimi anni; popolare perché lo pensiamo come un partito con tante persone, fatto di linguaggi semplici, in grado di portare tanta gente a fare politica.
Tra coloro che sottoscrivono questo documento ci sono persone che hanno creduto da subito e senza dubbi al progetto del Partito Democratico, altri che hanno segnalato alcuni limiti politici, altri ancora che hanno condotto una battaglia perché si scegliesse un’altra strada.
Oggi c’è un fatto nuovo. La candidatura di Veltroni che ha avuto il grande merito e coraggio di candidarsi al ruolo di Segretario Nazionale in un quadro che certo non si può definire semplice. Questa candidatura può rappresentare davvero l’innovazione che tutti si attendono dal nuovo partito. La parola sinistra non deve essere lasciata incustodita, deve essere riempita di cose nuove. Dobbiamo costruire un partito del lavoro e della cittadinanza. Il Partito Democratico può dare voce e offrire risposte di governo a quella vasta parte della società italiana che vuole affrontare le sfide della modernità e della globalizzazione senza rinunciare ai valori fondanti del riformismo sociale: l’aspirazione all’equità, la libertà e la giustizia per le donne e per gli uomini. Di fronte ai temi della legalità e della sicurezza, della salute, dell’istruzione non ci può essere né povero né ricco. Senza riforme radicali si rischia di mettere a repentaglio quelle conquiste che si vorrebbero difendere, corrose da inefficienze, burocrazie, corporativismi.
Sbloccare l'Italia. L’Italia bloccata è quella della mancata mobilità sociale ormai interrotta da tempo, del mancato ricambio in politica di idee e di uomini, delle decisioni non prese e rimandate, delle opere necessarie ma non fatte, della finanza a scapito dell'impresa.
Chi ha una famiglia cerca di arrivare a fine mese, chi è ricercatore emigra all'estero, chi è dipendente è sottoposto a sacrifici enormi per permettere ad un figlio di accedere ad una istruzione superiore.
Non c’è settore dell’economia, delle professioni, dell’università, dei mestieri che non sia attraversato da corporativismi. Vanno sbloccati ingranaggi fermi da troppo tempo e garantire dinamismo nei percorsi di vita, di lavoro, di attività economica e sociale.
Abbattere i costi del “non fare”. Da troppo tempo si discute profondamente nel nostro Paese nel merito tecnico di opere e riforme rilevanti. La Tav, la riforma delle pensioni ma anche l'emergenza climatica sono temi rilevanti. Noi non possiamo più accettare logiche di breve periodo. Per questo occorre che prepotentemente nella discussione si cominci anche a parlare di quanto costa “non fare”. I costi del non fare sono enormi. Vi è invece la necessità di dare alla politica tempi decisionali certi e veloci.
Il PD tra lavoro e impresa. Ridare senso alla centralità e alla valorizzazione del lavoro è un obiettivo essenziale per un partito riformista come il Partito Democratico. Lo distingue chiaramente dai partiti di destra. Meno evidente è invece la differenza da una sinistra spesso così tradizionale da risultare conservatrice. Un Partito democratico non convinto della centralità del lavoro e poco capace di riformare le politiche del lavoro perderebbe un pezzo essenziale del suo riformismo.
Occorre vincere le resistenze alle riforme progettate, presenti anche al nostro interno, ed evidenti nella faticosa azione di governo e parlamentare. La retorica operaista mostra la corda di fronte ai problemi crescenti del precariato e di quel blocco sociale che individua i lavoratori della conoscenza. Questo non significa che assistiamo alla fine del lavoro come lo abbiamo finora conosciuto. Oggi c’è tuttavia la necessità di confrontarsi con gli effetti della globalizzazione sulle società più lente ad adattarsi a questa nuova realtà. Per realizzare questo obiettivo si punta perciò sulla società della conoscenza, dove i saperi e l’innovazione sono i motori del cambiamento anche delle attività lavorative. Il Partito Democratico dovrà porsi come interprete del rinnovato rapporto tra lavoro e impresa, dialogando con l’imprenditore senza timori di subalternità, coniugando lo sviluppo con la crescita delle pensioni, delle garanzie, dei salari.
L'impulso creativo è oggi libero di svilupparsi in forme finora sconosciute. Le società avanzate si basano sull'economia dell'informazione e della conoscenza nelle quali è la creatività a generare il vantaggio competitivo. Dove ci sono i creativi c'è ricchezza, occupazione, qualità della vita. Scienziati, musicisti, architetti, designer, esperti della comunicazione oggi vengono riuniti nella “nuova classe creativa”. Il PD, libero da ogni tipo di diffidenza verso queste nuove professioni, dovrà garantire che i creativi siano liberi di esprimersi senza conformazioni. Il creativo vive come oppressione tutto ciò che è appiattimento professionale .
Ridare ricchezza all'Italia. Vogliamo che il PD sia il partito che rappresenta chi oggi produce ricchezza per il nostro paese. Quando diciamo ciò non pensiamo di rappresentare solo alcune categorie sociali (imprenditori e dipendenti). Vogliamo piuttosto rappresentare quel sentimento che mette al centro la produttività e la produzione di ricchezza e valore materiale e culturale per il nostro Paese. Parliamo di migliaia di imprenditori, di commercianti, di professionisti, di artigiani, di dipendenti del settore privato, di dipendenti pubblici che si battono ogni giorno per un obiettivo generale: permettere al paese di rialzare la testa, di affermarsi, di riprendere competitività e valore nella considerazione internazionale.
Ritrovarsi tutti in un’Italia cambiata. Gli italiani del Nord si trovano davanti al problema della sclerosi dello Stato che incide sul dinamismo economico-sociale di queste aree. Gli italiani del Sud soffrono per la mancanza di diritti di cittadinanza e servizi essenziali. E’ tempo di ritrovare una nuova cultura dell’unità del paese. Tutto questo non può avvenire se le energie del nord si sentono poco rappresentate e fuori da una missione nazionale. Occorre una rappresentanza politica capace di aderire positivamente alle specificità del territorio, in modo soprattutto da valorizzarne le componenti dinamiche, quelle più in grado di contribuire allo sviluppo del nostro sistema nazionale: quelli che hanno retto la sfida della globalizzazione e quelli che, con la flessibilità del lavoro, hanno pagato il prezzo più alto alla competitività del sistema. Un partito che veda nell'eterogeneità e nella molteplicità dei sistemi locali di sviluppo presenti nel nostro Paese non come un limite, ma come un'opportunità, tale da offrire modalità differenziate di crescita economica. Di qui la necessità di una politica economica attenta nel promuovere le risorse locali, in grado di accompagnare la loro evoluzione e di offrire loro gli strumenti per rafforzarsi. La sensibilità per le occasioni di promozione economica del Nord costituisce pertanto un'importante leva per consolidarle e fare di esse elementi di vantaggio competitivo dell'Italia.
La nostra società deve muoversi. Oggi, in una società immobile, a pagare il prezzo più alto sono i giovani, che prima dei venticinque-trent'anni non entrano nel mondo del lavoro, e che non possono più contare su quella sequenza certa - studio, lavoro, pensione - garantita in passato. Esiste oggi in Italia una questione di equità intergenerazionale, la tutela delle condizioni degli anziani non deve risolversi in una causa di penalizzazione per i giovani. Di fatto, in un certo senso, il patto generazionale esiste già e opera all'interno delle famiglie, dove le pensioni e i risparmi degli anziani servono non di rado a sostenere i redditi dei più giovani. Occorre che a questa dimensione familiare e privata subentri oggi un patto generazionale esplicito, capace di dare certezze e garanzie alla "terza età" senza far apparire quest'azione di difesa sociale una minaccia per i diritti e le garanzie dei più giovani. L'Italia deve recuperare, a livello sociale, una responsabilità che già è attiva all'interno delle famiglie e che può essere motivo di coesione, invece che di lacerazione del tessuto sociale.
Il PD è il partito della responsabilità. Le decisioni politiche assunte attraverso le regole della nostra democrazia non possono essere continuamente rimesse in discussione in nome di supposti interessi locali. Assistiamo continuamente al blocco di riforme, opere e interventi importanti per l’interesse generale (liberalizzazioni, impianti eolici, rigassificatori) fermi per interessi particolari. Nell’ambito del complesso sistema di garanzie costituito dal nostro ordinamento e dalle normative di valutazione di impatto ambientale, l’interesse generale deve sempre poter prevalere sugli interessi particolari.
Il PD è il partito delle risposte ai cittadini. Legalità e sicurezza vanno rideclinate fuori dalla dicotomia destra/sinistra. La sicurezza è, insieme, un bisogno elementare e un diritto di cittadinanza. La legge, condivisa e rispettata, è il pilastro su cui si costruiscono azioni di sicurezza efficaci per i cittadini. Tutto questo non significa tradire i propri valori, o smarrire la propria identità di sinistra. Ma la solidarietà, giustamente tanto cara alla sinistra, è più forte se sta dentro un sistema di valori condivisi e di regole rispettate da tutti.
L’innovazione nei programmi deve essere sostenuta da una rinnovata organizzazione politica. La crisi dei partiti è giunta al suo punto terminale. Oggi imperversano lobbies, consorterie, cordate, o nella migliore delle ipotesi, oligarchie illuminate. Il PD deve reagire a tutto ciò e il suo stesso processo fondativo partecipato e trasparente è una buona premessa. Il PD deve essere un partito nuovo, costruito dalla consapevole adesione dei singoli sulla base del principio “una testa un voto”, ma deve anche essere un partito strutturato sul territorio e nel sociale.
Solo un ricco pluralismo può consentire che le diversità coesistano e si integrino, rafforzando la capacità di attrazione maggioritaria del partito. Il PD deve essere in grado di abbattere gli steccati fra culture per far nascere la classe dirigente di domani. Per questo, in vista delle elezioni primarie regionali, pensiamo di sostenere un segretario espressione di una delle grandi aree politico-culturali fondative dal PD, tra cui quella cattolica democratica.
Il PD non può essere una rete di meri comitati elettorali e di singole personalità. E’ necessario un partito forte per avere un leader forte, non è vero il contrario.
Il PD deve essere lo strumento per rappresentare coloro che fino a oggi non lo sono stati e per garantire a chiunque la possibilità di partecipare in prima persona mettendo a disposizione le proprie competenze. Solo così si potrà avere un effettivo cambio all’attuale classe dirigente, della quale riconosciamo leadership e qualità. Tuttavia vogliamo evitare il rischio che si perpetuino nomenclature, notabilati e nicchie di poteri economici. Per noi il Partito Democratico deve essere un costruttore di nuova classe dirigente e non un selezionatore di tecnocrati da mettere al servizio della cosa pubblica. Deve essere generatore di impegno e passione. Noi siamo per il primato civile della politica
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lunedì 30 luglio 2007
Un milione di firme per un referendum europeo

In questi giorni in cui il dibattito politico sulla nascita del PD è caratterizzato, nel merito, dal federalismo e le sue interpretazioni (competitivo o solidale) il consiglio comunale di Torino ha approvato l' ordine del giorno - di cui sono primo firmatario - per sostenere la proposta dei federalisti europei di abbinare all’elezione europea del 2009 un referendum consultivo sulla Costituzione europea denominato “Un milione di firme per un referendum europeo”.
Il documento chiarisce la necessità di una Costituzione europea per far sì che le politiche dell’Unione europea siano unitarie e che la stessa si doti di un governo in grado di affrontare in modo efficace temi come la globalizzazione, l’ambiente, il terrorismo internazionale.
Il 21 aprile 2007 è ufficialmente partita la Campagna per un referendum consultivo sulla Costituzione europea. Lo scopo è raccogliere al meno un milione di firme a sostegno di una consultazione popolare da tenersi congiuntamente con la prossima elezione del Parlamento europeo nel 2009.
Il nostro gruppo Consiliare sostiene questa petizione per dare ai cittadini dell'Unione la possibilità, attraverso la Costituzione, di parlare con una voce sola e di dotarsi di un governo europeo democratico in grado di far fronte efficacemente alle sfide della globalizzazione, dello sviluppo sostenibile, del terrorismo internazionale e delle possibili crisi ambientali.
Crediamo sia possibile, attraverso processi democratici ed inclusivi, rilanciare la 'costituzionalizzazione' dell'Europa valorizzando la partecipazione dei cittadini. Sosteniamo questo referendum perché offre la possibilità alle donne e agli uomini in Europa di esprimere il proprio diritto di cittadinanza attraverso l’elezione di un parlamento europeo-assemblea costituente e favorendo in questo modo un vero dibattito politico sul futuro dell'Unione Europea.
La partecipazione al referendum nel proprio paese in concomitanza con i referendum negli altri stati membri, permetterebbe ai cittadini di diventare attori diretti nella scelta sul trattato costituzionale e sulle possibilità dell'unione politica in Europa.
Il documento chiarisce la necessità di una Costituzione europea per far sì che le politiche dell’Unione europea siano unitarie e che la stessa si doti di un governo in grado di affrontare in modo efficace temi come la globalizzazione, l’ambiente, il terrorismo internazionale.
Il 21 aprile 2007 è ufficialmente partita la Campagna per un referendum consultivo sulla Costituzione europea. Lo scopo è raccogliere al meno un milione di firme a sostegno di una consultazione popolare da tenersi congiuntamente con la prossima elezione del Parlamento europeo nel 2009.
Il nostro gruppo Consiliare sostiene questa petizione per dare ai cittadini dell'Unione la possibilità, attraverso la Costituzione, di parlare con una voce sola e di dotarsi di un governo europeo democratico in grado di far fronte efficacemente alle sfide della globalizzazione, dello sviluppo sostenibile, del terrorismo internazionale e delle possibili crisi ambientali.
Crediamo sia possibile, attraverso processi democratici ed inclusivi, rilanciare la 'costituzionalizzazione' dell'Europa valorizzando la partecipazione dei cittadini. Sosteniamo questo referendum perché offre la possibilità alle donne e agli uomini in Europa di esprimere il proprio diritto di cittadinanza attraverso l’elezione di un parlamento europeo-assemblea costituente e favorendo in questo modo un vero dibattito politico sul futuro dell'Unione Europea.
La partecipazione al referendum nel proprio paese in concomitanza con i referendum negli altri stati membri, permetterebbe ai cittadini di diventare attori diretti nella scelta sul trattato costituzionale e sulle possibilità dell'unione politica in Europa.
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domenica 29 luglio 2007
OGGETTO: UN MILIONE DI FIRME PER UN REFERENDUM EUROPEO
Il Consiglio Comunale,
Considerato
- che l’iter delle ratifiche nazionali per l’approvazione del Trattato che istituisce la Costituzione europea, approvato a Roma il 29 ottobre 2004 dai 25 Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, ha subito una battuta d’arresto dopo l’esito negativo dei referendum in Francia e in Olanda;
- che, successivamente la proposta di una Costituzione europea, la riproposizione di un altro trattato o mini-trattato, riesumando la prassi delle Conferenze intergovernative affidate a diplomatici, escluderebbe di fatto i cittadini europei dal dibattito sul futuro dell’Europa,
- che la maggioranza dei cittadini e degli Stati dell’Unione ha già ratificato il Trattato costituzionale;
- che L'Associazione italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa (A.I.C.C.R.E.), la Regione Piemonte e la Provincia di Torino, hanno deciso di sostenere l'azione promossa dai federalisti europei, intitolata "un milione di firme per un referendum europeo", che si propone di suscitare un vasto movimento di opinione pubblica e di pressione mediante una Petizione che richiede un referendum consultivo europeo sulla Costituzione europea, da tenersi, contemporaneamente, in tutti i paesi d'Europa, nello stesso giorno dell'elezione del Parlamento europeo del 2009.
- che l’organizzazione di un referendum consultivo europeo non pregiudica la possibilità che i governi e i parlamenti nazionali decidano successivamente di ratificare o meno il Trattato costituzionale;
- che in Italia, sulla base di una legge di iniziativa popolare, in occasione delle elezioni europee del 1989, si è già tenuto un referendum di indirizzo per conferire un mandato costituente al Parlamento europeo, a cui hanno risposto positivamente l’88,1 % degli elettori;
Convinto
- che il processo di unificazione dell’Europa della pace e della solidarietà sia necessario e ineludibile;
e che
- una Costituzione è necessaria per dare all'Unione Europea la possibilità di parlare con una voce sola e di dotarsi di un governo europeo democratico in grado di far fronte efficacemente alle sfide della globalizzazione, dello sviluppo sostenibile, del terrorismo internazionale, della guerra e delle possibili crisi ambientali.
Certo
- del ruolo fondamentale che le autorità locali possono svolgere per far crescere nei cittadini una forte coscienza europea, anche attraverso una migliore comunicazione al cittadino dei principi di prossimità, sussidiarietà, interdipendenza e partecipazione elementi fondanti l’Unione Europea;
Esprime
il sostegno alla proposta di abbinare all’elezione europea del 2009 un referendum consultivo sul Trattato che istituisce una Costituzione europea, eventualmente migliorata secondo una procedura democratica proposta dal Consiglio europeo in accordo con il Parlamento europeo.
Enzo Lavolta
Considerato
- che l’iter delle ratifiche nazionali per l’approvazione del Trattato che istituisce la Costituzione europea, approvato a Roma il 29 ottobre 2004 dai 25 Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, ha subito una battuta d’arresto dopo l’esito negativo dei referendum in Francia e in Olanda;
- che, successivamente la proposta di una Costituzione europea, la riproposizione di un altro trattato o mini-trattato, riesumando la prassi delle Conferenze intergovernative affidate a diplomatici, escluderebbe di fatto i cittadini europei dal dibattito sul futuro dell’Europa,
- che la maggioranza dei cittadini e degli Stati dell’Unione ha già ratificato il Trattato costituzionale;
- che L'Associazione italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa (A.I.C.C.R.E.), la Regione Piemonte e la Provincia di Torino, hanno deciso di sostenere l'azione promossa dai federalisti europei, intitolata "un milione di firme per un referendum europeo", che si propone di suscitare un vasto movimento di opinione pubblica e di pressione mediante una Petizione che richiede un referendum consultivo europeo sulla Costituzione europea, da tenersi, contemporaneamente, in tutti i paesi d'Europa, nello stesso giorno dell'elezione del Parlamento europeo del 2009.
- che l’organizzazione di un referendum consultivo europeo non pregiudica la possibilità che i governi e i parlamenti nazionali decidano successivamente di ratificare o meno il Trattato costituzionale;
- che in Italia, sulla base di una legge di iniziativa popolare, in occasione delle elezioni europee del 1989, si è già tenuto un referendum di indirizzo per conferire un mandato costituente al Parlamento europeo, a cui hanno risposto positivamente l’88,1 % degli elettori;
Convinto
- che il processo di unificazione dell’Europa della pace e della solidarietà sia necessario e ineludibile;
e che
- una Costituzione è necessaria per dare all'Unione Europea la possibilità di parlare con una voce sola e di dotarsi di un governo europeo democratico in grado di far fronte efficacemente alle sfide della globalizzazione, dello sviluppo sostenibile, del terrorismo internazionale, della guerra e delle possibili crisi ambientali.
Certo
- del ruolo fondamentale che le autorità locali possono svolgere per far crescere nei cittadini una forte coscienza europea, anche attraverso una migliore comunicazione al cittadino dei principi di prossimità, sussidiarietà, interdipendenza e partecipazione elementi fondanti l’Unione Europea;
Esprime
il sostegno alla proposta di abbinare all’elezione europea del 2009 un referendum consultivo sul Trattato che istituisce una Costituzione europea, eventualmente migliorata secondo una procedura democratica proposta dal Consiglio europeo in accordo con il Parlamento europeo.
Enzo Lavolta
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lunedì 23 luglio 2007
AUTONOMIA E FEDERALISMO PER IL NORD E PER L’ITALIA
Venerdi 13 Luglio a Milano il sindaco di Genova Marta Vincenzi , il presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, ( assente Massimo Cacciari per improvvisi impegni) hanno definito e presentato la proposta di sostegno alla candidatura di Walter Veltroni alle primarie per la scelta del leader del partito democratico . Autonomia e federalismo per il Nord Italia è il titolo del manifesto programmatico che caratterizzerà i contenuti delle diverse liste regionali capeggiate dai promotori. Ecco il testo del documento
I.
Il Nord è il luogo del paese più esposto alle sfide della globalizzazione sia sul piano della competizione economica che dell’inclusione sociale. Il Nord dunque è il luogo prima di altri che pone alla politica le domande che rappresentano per essa la sfida del futuro. È anche il luogo che impone la necessità di misurarsi con la grande sfida dell’integrazione europea.Il Nord non è una società che va in una direzione sbagliata con cui bisogna misurarsi solo perché non se ne può fare a meno. Bensì è una società che cammina nel verso giusto quello della modernità e dell’apertura, e che presenta insieme le potenzialità e le contraddizioni indotte da queste sfide che devono essere governate per far crescere l’intero paese.Il Centro Sinistra come si è visto nelle recenti elezioni, stenta a dare risposte politiche, perché, complessivamente parlando, i partiti che lo raffigurano trasmettono un messaggio che riflette più il percorso fatto che quello da fare, più il passato che il futuro.
II.
Il PD può essere la risposta a questo bisogno di cambiamento della politica. Esso deve dar vita a una politica nuova, che sostenga anziché frenare il dinamismo della società. Una politica improntata a requisiti in primo luogo di efficienza e di efficacia, vale a dire produrre i risultati attesi con l’impiego ottimale delle risorse disponibili nei tempi previsti, sottolineando che in una società sottoposta alla sfida globale il tempo non è una variabile indipendente bensì, spesso decisiva. Ed, in secondo luogo, a trasparenza e responsabilità, cioè alla capacità di rendere conto di fronte alla propria comunità degli atti e delle decisioni assunte. Da qui nasce l’esigenza di uno Stato federale, e di un sistema fiscale federale. Non per spezzettare, frantumare e dividere il paese ma per avvicinare la decisione politica al luogo in cui si manifestano i bisogni; quindi per semplificare, sburocratizzare, far costare meno il processo decisionale. Questa è la nuova politica che serve al Nord perché serve all’Italia. Una suggestiva e concreta politica riformista basata su liberalizzazioni, promozione della concorrenza, risanamento finanziario, stato leggero e regolatore, senza dimenticare di tutelare i diritti del cittadino. Una politica riformista tesa ad un modello sociale efficiente ed inclusivo, alla valorizzazione delle persone, ad iniziare dai giovani e dalle donne, che non condanni loro alla precarietà, potenziando la formazione, promuovendo il merito, ridisegnando il welfare, promuovendo diritti e riaffermando i doveri. Una politica attenta a come è cambiato tessuto economico e produttivo del Nord e a come è cambiato il mondo del lavoro. Una politica di difesa della sostenibilità ambientale, e della piena valorizzazione delle risorse naturali, che sappia dire “SI’” ad un nuovo patto fra scienza, tecnologia ed ambiente. Sapendo che lo sviluppo economico oggi non può fare a meno della difesa dell’ambiente. Una politica che investa sulla risorsa immigrazione, favorendo l’integrazione in un quadro di pieno rispetto della legalità, base per una convivenza civile che garantisca la sicurezza di tutti i cittadini.
III.
Il Partito Democratico sarà una scommessa vincente solo se saprà essere il volto credibile di questa nuova politica, se saprà immaginare una “forma partito” innovativa, capace di usare i nuovi strumenti della comunicazione, se riuscirà a promuovere una nuova politica giovane e dinamica. Al PD serve una forte e sincera impostazione federale su base regionale e una grande autonomia decisionale in tutte le sue articolazioni. Solo in questo modo il Partito Democratico potrà dare piena rappresentanza alle esigenze e alle istanze che le diverse aree del Paese vogliono vedere riconosciute. Per questo il Partito Democratico dovrà essere un partito autonomo nella forma organizzativa e quindi nello Statuto e nei finanziamenti. Nella definizione delle alleanze politiche dovrà valere lo stesso principio di autonomia, che consenta di operare scelte corrispondenti alle esigenze politiche locali. Nella formulazione delle politiche pubbliche, che significa individuazione delle soluzioni più rispondenti ai bisogni e agli interessi dei territori. Nella scelta locale dei candidati e delle rappresentanze.IV. Su questa base riteniamo necessario sostenere in modo coordinato in ogni regione del Nord liste, su base regionale, che appoggino Walter Veltroni per la Segreteria del PD e che portino nell’Assemblea Costituente le forze, le intelligenze, le esperienze delle nostre città, province e regioni.
I.
Il Nord è il luogo del paese più esposto alle sfide della globalizzazione sia sul piano della competizione economica che dell’inclusione sociale. Il Nord dunque è il luogo prima di altri che pone alla politica le domande che rappresentano per essa la sfida del futuro. È anche il luogo che impone la necessità di misurarsi con la grande sfida dell’integrazione europea.Il Nord non è una società che va in una direzione sbagliata con cui bisogna misurarsi solo perché non se ne può fare a meno. Bensì è una società che cammina nel verso giusto quello della modernità e dell’apertura, e che presenta insieme le potenzialità e le contraddizioni indotte da queste sfide che devono essere governate per far crescere l’intero paese.Il Centro Sinistra come si è visto nelle recenti elezioni, stenta a dare risposte politiche, perché, complessivamente parlando, i partiti che lo raffigurano trasmettono un messaggio che riflette più il percorso fatto che quello da fare, più il passato che il futuro.
II.
Il PD può essere la risposta a questo bisogno di cambiamento della politica. Esso deve dar vita a una politica nuova, che sostenga anziché frenare il dinamismo della società. Una politica improntata a requisiti in primo luogo di efficienza e di efficacia, vale a dire produrre i risultati attesi con l’impiego ottimale delle risorse disponibili nei tempi previsti, sottolineando che in una società sottoposta alla sfida globale il tempo non è una variabile indipendente bensì, spesso decisiva. Ed, in secondo luogo, a trasparenza e responsabilità, cioè alla capacità di rendere conto di fronte alla propria comunità degli atti e delle decisioni assunte. Da qui nasce l’esigenza di uno Stato federale, e di un sistema fiscale federale. Non per spezzettare, frantumare e dividere il paese ma per avvicinare la decisione politica al luogo in cui si manifestano i bisogni; quindi per semplificare, sburocratizzare, far costare meno il processo decisionale. Questa è la nuova politica che serve al Nord perché serve all’Italia. Una suggestiva e concreta politica riformista basata su liberalizzazioni, promozione della concorrenza, risanamento finanziario, stato leggero e regolatore, senza dimenticare di tutelare i diritti del cittadino. Una politica riformista tesa ad un modello sociale efficiente ed inclusivo, alla valorizzazione delle persone, ad iniziare dai giovani e dalle donne, che non condanni loro alla precarietà, potenziando la formazione, promuovendo il merito, ridisegnando il welfare, promuovendo diritti e riaffermando i doveri. Una politica attenta a come è cambiato tessuto economico e produttivo del Nord e a come è cambiato il mondo del lavoro. Una politica di difesa della sostenibilità ambientale, e della piena valorizzazione delle risorse naturali, che sappia dire “SI’” ad un nuovo patto fra scienza, tecnologia ed ambiente. Sapendo che lo sviluppo economico oggi non può fare a meno della difesa dell’ambiente. Una politica che investa sulla risorsa immigrazione, favorendo l’integrazione in un quadro di pieno rispetto della legalità, base per una convivenza civile che garantisca la sicurezza di tutti i cittadini.
III.
Il Partito Democratico sarà una scommessa vincente solo se saprà essere il volto credibile di questa nuova politica, se saprà immaginare una “forma partito” innovativa, capace di usare i nuovi strumenti della comunicazione, se riuscirà a promuovere una nuova politica giovane e dinamica. Al PD serve una forte e sincera impostazione federale su base regionale e una grande autonomia decisionale in tutte le sue articolazioni. Solo in questo modo il Partito Democratico potrà dare piena rappresentanza alle esigenze e alle istanze che le diverse aree del Paese vogliono vedere riconosciute. Per questo il Partito Democratico dovrà essere un partito autonomo nella forma organizzativa e quindi nello Statuto e nei finanziamenti. Nella definizione delle alleanze politiche dovrà valere lo stesso principio di autonomia, che consenta di operare scelte corrispondenti alle esigenze politiche locali. Nella formulazione delle politiche pubbliche, che significa individuazione delle soluzioni più rispondenti ai bisogni e agli interessi dei territori. Nella scelta locale dei candidati e delle rappresentanze.IV. Su questa base riteniamo necessario sostenere in modo coordinato in ogni regione del Nord liste, su base regionale, che appoggino Walter Veltroni per la Segreteria del PD e che portino nell’Assemblea Costituente le forze, le intelligenze, le esperienze delle nostre città, province e regioni.
lunedì 16 luglio 2007
Impegni per lo stabilimento torinese Thyssenkrupp

Le Commissioni consiliari della Regione Piemonte, della Provincia di Torino e del Comune di Torino competenti in materia di lavoro e attività produttive si sono riunite congiuntamente il 13 luglio a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale, per affrontare le problematiche relative allo stabilimento torinese Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni di C.so Regina Margherita, anche in in vista dell’incontro che si svolgerà a Roma il 23 luglio presso il Ministero del Lavoro.
La riunione è stata presieduta dai vertici delle tre Commissioni: Juri Bossuto (presidente Commissione della Regione), Marco Novello (presidente Commissione della Provincia) e Enzo Lavolta (vicepresidente commissione Lavoro per il Comune).
Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche i rappresentanti dei lavoratori, le organizzazioni sindacali e l’assessore al Lavoro della Città di Torino, Tom De Alessandri. Il braccio italiano del gruppo tedesco, che comprende il sito torinese di corso Regina Margherita (ex Ferriere e Teksid) e il complesso di Terni, dà oggi lavoro a oltre 3.000 persone e gode di buona salute: le vendite sono passate dai 2,89 miliardi di euro di fatturato del 2004-‘05 a 2,505 milioni del 2005-‘06.
La decisione di chiudere lo stabilimento di Torino entro 15 mesi è spiegata dall’azienda con la necessità di centralizzare le produzioni per ridurre i costi: per questo l'azienda vorrebbe trasferire 265 dipendenti a Terni, 50 nelle sedi di Milano, mentre altri 70 andrebbero in mobilità e prepensionamento. Una decisione che rischia di lasciare 400 persone senza lavoro.
Dopo un approfondito dibattito i presidenti delle Commissioni hanno ribadito:
“la solidarietà e la condivisione delle preoccupazioni dei lavoratori e delle proposte da loro formulate per affrontare il problema, anche in considerazione del fatto che le scelte dell’azienda avranno ricadute negative su altre realtà di produzione e di servizi; - preso atto che negli anni, anche di recente, numerosi sono stati gli incontri tra Istituzioni locali e Direzione aziendale, in particolare con il Comune di Torino, nel corso dei quali non è mai stata posta la questione della cessazione delle attività e che tale decisione viene oggi presa da THYSSEN KRUPP improvvisamente, in contraddizione a quanto sempre affermato ed in modo assolutamente unilaterale; - valutato positivamente l’operato e le proposte formulate dal Governo e dai rappresentanti delle Enti locali al tavolo della trattativa tra azienda, organizzazioni sindacali e istituzioni che si è tenuto a Roma il 9 luglio; - ritenuto che uno dei presupposti fondamentali per proseguire la trattativa sia l’indisponibilità a variare la destinazione d’uso dell’area; - chiesto a THYSSEN KRUPP di rivedere la decisione presa rispetto alla cessazione dell’attività dello stabilimento di Torino e, insieme agli organi politici esecutivi delle Istituzioni locali, di predisporre un piano industriale relativo al sito, all’interno del quale sia previsto un impegno diretto o indiretto di THYSSEN KRUPP finalizzato ad offrire a tutti i suoi dipendenti un’opportunità lavorativa sul territorio”.
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