giovedì 21 aprile 2011
ThyssenKrupp, la vita di 7 operai non è un gioco
L'on. Boccuzzi ha chiesto l'immediata chiusura della pagina web
La morte dei 7 operai della ThyssenKrupp, il dolore dei familiari delle vittime e la sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d’Assise il 15 aprile a Torino nei confronti dei vertici della multinazionale tedesca diventano oggetto di scherno in una vergognosa pagina di Facebook, nella categoria “svaghi”, denominata “Sentenza Thyssenkrupp: Brucia & Vinci 1.000.000 di euro”.
I volti degli operai morti nel rogo vengono inseriti in un “gratta e vinci” accanto a tante fiammelle, in un diabolico “gioco” in cui puoi vincere un milione di euro… se muori sul lavoro.
L’on. Antonio Boccuzzi, ex operaio ThyssenKrupp sopravvissuto al rogo, ha chiesto stasera l’immediata chiusura della pagina web, con una denuncia alla Polizia Postale.
“È una vergogna – dichiara l’on. Boccuzzi – non ho parole per commentare una tale ignominia. È un’offesa imperdonabile ai miei colleghi morti mentre stavano facendo il proprio dovere, ai loro cari e a tutte le persone che hanno perso la vita o hanno subìto un infortunio nei luoghi di lavoro”.
Sdegno condiviso anche da Enzo Lavolta, presidente della Commissione Lavoro del Comune di Torino: “Sono solidale con i parenti delle vittime e gli ex operai dell’acciaieria. Non si possono tollerare episodi del genere. Si vuole svilire l’importante lavoro svolto dalla Procura della Repubblica di Torino, offendendo la Giustizia e il comune senso del pudore”.
Questa, l’assurda descrizione della pagina web:
“Sentenza shock al processo ThyssenKrupp, dopo nove ore di camera di consiglio. La Corte non ha riconosciuto le responsabilità effettive dei 7 operai che, per mancanza di professionalità, inadempienze e forse abuso di alcolici e droghe leggere, che causano stanchezza e sonnolenza (come spesso accade nei casi di incidenti sul lavoro), ignorarono le misure di sicurezza previste nel luogo dell'incidente. Con sorpresa e sgomento, si è appreso che i parenti delle vittime saranno risarciti con un milione di euro. Uno dei parenti, sentendo la cifra spropositata, è svenuto dalla gioia. Il denaro verrà estorto dalle tasche dei dirigenti Thyssen. L'amministratore delegato della Thyssen, Herald Espenahan, è stato condannato per omicidio volontario con dolo eventuale, come se fosse un volgare piromane. La pena: 16 anni e sei mesi di carcere. Poche ore dopo la sentenza, il gruppo Thyssen minaccia di chiudere lo stabilimento torinese, a discapito di moltissimi lavoratori onesti che si troverebbero senza lavoro a causa dell'irresponsabilità dei sette operai deceduti, dell'operato poco ortodosso e sommario dei giudici di Torino e della pressione mediatica della Cgil”.
La pagina Facebook ironizza anche sull’Olocausto: un utente (Ulfo Kagonovic) si chiede se sia meglio morire di freddo in un lager o di “caldo” (ovvero bruciati vivi, ndr) ma “con risarcimento”.
Un altro utente (Gretah Erdbar) scrive, commentando una foto di un prigioniero di un campo di concentramento: “Per facilitare l'identificazione dei lavoratori, in caso di decesso, procederemo presto a marchiare a fuoco un numero identificativo sul loro avambraccio. Ai parenti basterà pregare i propri defunti di far uscire quei numeri, per diventare ricchi”.
domenica 3 aprile 2011
Coesione e cooperazione le parole d' ordine di Fassino
03 aprile 2011 — pagina 7 sezione: TORINO
mercoledì 23 marzo 2011
In attesa dei soldi da Roma il Regio ritorna in piazza
23 marzo 2011 — pagina 2 sezione: TORINO
martedì 8 febbraio 2011
Il dibattito sulla sospensiva del TAR per il concorso dirigenti
Durante il Consiglio comunale di lunedì 7 febbraio, l’assessore al personale Domenico Mangone ha risposto all’interpellanza generale presentata dai gruppi di Forza Italia-PdL, La Destra, Lega Nord e UDC, riguardante gli “Intendimenti dell’Amministrazione in conseguenza dell’ordinanza sospensiva del concorso da dirigenti”.
Domenico Mangone (assessore al Personale): La discussione è già stata affrontata con un lungo approfondimento durante una seduta di prima commissione della settimana scorsa. Nel frattempo non sono intervenute novità di rilievo.
Credo sia comunque utile una cronistoria, partendo dal 18 maggio 2010, quando con una delibera viene bandito un concorso per 15 dirigenti. La delibera, oltre a stabilire il numero dei dirigenti valutato rispetto alla pianta organica, individuava al punto 3 quale presidente della commissione esaminatrice l’attuale direttore generale del Comune di Torino e, per fare parte della commissione, esperti di comprovata capacità professionale.
Questa delibera non è stata impugnata. I quattro ricorrenti (che non hanno superato la prova scritta) hanno invece impugnato tutti i provvedimenti successivi. Il TAR ha accolto due delle motivazioni e, precisamente, la nomina dei membri della commissione esaminatrice (l’allora segretario generale, il vicedirettore vicario dei servizi tecnici, il direttore del personale) e la coincidenza della commissione tra master e concorso.
Per concludere, in data 1 febbraio 2011, è stata approvata una delibera per costituirci (come Comune) davanti al Consiglio di Stato e fino a quando non ci sarà un suo pronunciamento, la situazione rimarrà quella attuale.
Da informazioni in nostro possesso, poi, non risulta alcun fascicolo aperto presso la Procura.
Dopo l’assessore, sono intervenuti i consiglieri comunali.
Ferdinando Ventriglia (AN-PdL): Mi sorprende il silenzio della maggioranza su questa vicenda che dà la sensazione di una burocrazia totalmente fuori controllo, che esprime pezzi di apparato che si rinnovano per cooptazione. Il provvedimento di sospensiva del Tar va eseguito, per evitare ulteriori sprechi di denaro pubblico anche in conseguenza di atti illegittimi.
L’Amministrazione comunale ha la responsabilità politica di aver lasciato consolidare una cultura di pressappochismo, faciloneria e arroganza.
A parte le questioni di opportunità, visto che sembra che ogni vincitore abbia un mentore, è incontestabile che coloro che sono stati tutor, durante il master, sono diventati membri della commissione di valutazione, il che rappresenta un’illegalità.
Antonello Angeleri (Lega Nord): Siamo ai primi di febbraio e, su 4 consigli comunali, in 3 è mancato il numero legale. C’è la convinzione, in questa maggioranza, che si possa fare tutto e il contrario di tutto. Vorrei sottolineare che negli anni ’80 si respirava un clima di appartenenza e orgoglio, di lavorare per la città. Oggi non c’è più. Forse perché si è premiata di più l’appartenenza politica che quella professionale? Se oggi pezzi della macchina comunale sono fuori controllo, i motivi vanno ricercati nelle gestioni precedenti. Nel passato, l’opposizione avrebbe richiesto una commissione d’indagine per questo problema, noi aspettiamo il giudizio del Consiglio di Stato. Però c’è una sentenza del Tar e il suo provvedimento deve essere applicato prima del Consiglio di Stato. Spero che da questa lezione s’impari.
Giuseppe Lonero (La Destra): I cittadini devono avere la certezza che si adottino criteri di meritocrazia e trasparenza.
Vogliamo fugare i dubbi in merito a favoritismi, procedure concorsuali costruite ad hoc per pre-scelti e scelta dei vincitori a tavolino. Il ricorso presentato al TAR è la conferma che questi dubbi fossero leciti.
Buona parte dei vincitori sono noti per avere alte competenze e professionalità, sarebbero risultati in ogni caso vincitori. Perché allora il percorso del concorso è stato costruito ritenendo necessario organizzare un master come requisito fondamentale per la partecipazione al concorso? Sarebbe stato più lineare organizzare il concorso e far seguire il master solamente ai vincitori. L’amministrazione ha dimostrato un delirio di onnipotenza che ha generato un malessere diffuso con conseguente ricorso al TAR.
Il nostro obiettivo è quello di evitare l’esposizione della Città che da queste vicende può solo ricavare un ingente danno.
Maria Teresa Silvestrini (Rifondazione Comunista): Il parere dell’avvocato dei ricorrenti sottolinea che Statuto e Regolamenti debbono uniformarsi al principio di separazione dei poteri, per garantire imparzialità. Invece, questa Amministrazione interpreta in maniera discutibile la propria autonomia, nominando le Commissioni di valutazione dei concorsi evadendo le normative nazionali e comunali. Inoltre, non è stato rispettato il principio di pari opportunità nella nomina della Commissione giudicatrice. La valutazione positiva della vicenda deve tenere conto che il ricorso nasce dalla frustrazione dei dipendenti interni che vedono le proprie aspirazioni di carriera bloccate dalle assunzioni a tempo indeterminato di dirigenti “Bassanini” assunti temporaneamente per portare avanti le politiche della Giunta.
Enzo Lavolta (PD-L’Ulivo): Pur rispettando l’atteggiamento difensivo dell’Amministrazione comunale, chiediamo il pieno riconoscimento dell’ordinanza sospensiva del concorso emessa dal TAR. Lo chiediamo nell’interesse dei partecipanti al concorso, nell’interesse del buon funzionamento della macchina amministrativa e al fine di salvaguardare l’immagine della Città.
La maggioranza che regge Palazzo civico ha dimostrato attenzione alle procedure concorsuali messe in atto dal Comune. E siamo convinti siano sempre state improntate alla massima trasparenza.
Ma se fossero riconosciute responsabilità nell’esecuzione delle procedure amministrative non avremmo timori a cambiare atteggiamento per far chiarezza sui fatti accaduti.
Andrea Giorgis (Pd-L’Ulivo): E’ sbagliato veicolare l’idea che chi è valido e capace è sistematicamente escluso ed è ancora più sbagliato e grave sostenere che tutti i possibili dipendenti siano raccomandati. Se ci sono regole da cambiare, si istituisca subito la commissione di indagine.
Ora c’è un processo in corso, il Consiglio di Stato dirà se il Tar si è sbagliato, abbiamo il dovere di aspettare la sentenza ma, se abbiamo a cuore il rispetto dei lavoratori, non bisogna contribuire a dare l’idea di dipendenti raccomandati, fannulloni o di dirigenti legati a correnti politiche.
La scelta della strategia difensiva è interna alla struttura amministrativa? Se la scelta è politica, la Giunta ci spieghi perché non ha ritenuto di dare seguito alla decisione del Tar.
Valter Boero (UDC): Penso che l’intendimento di questa iniziativa non sia di mettere in difficoltà i dipendenti del Comune di Torino, ma, anzi, il contrario.
Serve il riconoscimento professionale per chi svolge con impegno i propri compiti. Sulla base delle cose che ho letto i dubbi sul concorso di cui stiamo discutendo, rischiano di gettare un’ombra sull’operato di questa amministrazione. Vedo un errore grossolano, da circoscrivere sanzionando chi questo errore ha commesso.
C’è la percezione di un concorso svolto in modo discutibile e serve maggiore attenzione quando a bandire un concorso è un ente pubblico.
Gavino Olmeo (Alleanza per l’Italia): Una cosa è porre dubbi circa le procedure poste in essere, altro è avere dubbi circa le qualità dei 15 vincitori. Aver servito la Città con un incarico a tempo determinato non è un demerito del dirigente. Non si può impedire ai dirigenti Bassanini di partecipare ad un concorso pubblico: alcuni sono così bravi che hanno ricevuto dalla giunta anche altri incarichi esterni.
Credo sia necessario chiarire due punti: il primo orientato ad individuare chi ha operato la decisione di dare sospensiva della procedura del TAR ed il secondo volto a non confondere la sospensiva con il giudizio di merito.
Se la sospensiva non sarà confermata potremmo dire che la Città ha operato in modo corretto, mentre le cose saranno ben diverse se il TAR si pronuncerà contro la Città.
Maurizio Bruno (Moderati): Credo che la sospensiva imposta dal Tar sia in questo caso un fatto cautelativo e non vada confusa con una sentenza di merito. Avrei quindi preferito aspettare a discutere sul concorso dei dirigenti, affrontando la situazione quando il giudizio sarà definitivo. C’è sicuramente un malessere diffuso nel personale dell’Amministrazione, ma credo sia dovuto anche all’atteggiamento del Governo nei confronti dei dipendenti pubblici e all’abuso del termine “fannulloni”. Non percepisco giustamente imbarazzo nell’Assessore e nella Giunta: quindi aspettiamo con serenità la sentenza definitiva per giudicare.
Andrea Tronzano (Forza Italia-PdL): La nostra idea è di stabilire regole, certe e uguali per tutti, senza polemiche, senza condannare questo concorso. Ci sono stati alcuni concorsi, dove sono emerse criticità, un disagio, come nel concorso per il passaggio al livello D, soprattutto in quello della Polizia Municipale. Probabilmente qualcosa da verificare c’è. Noi siamo per rispettare la sentenza del Tar, così come doveva essere già fatto per il concorso della Polizia Municipale. Vogliamo conoscere l’indirizzo del Consiglio comunale da indicare alla Giunta. Non deve esserci troppa discrezionalità in questi concorsi, ma regole chiare e certe.
Marco Calgaro (Alleanza per l’Italia): E’ chiaro che, dal punto di vista tecnico, dobbiamo aspettare il Consiglio di Stato, e poi fare il punto della situazione.
Dal punto di vista politico e da cittadini dobbiamo assolutamente incrementare la trasparenza della pubblica amministrazione e premiare davvero il merito. Non può persistere il dubbio, ed è un dubbio che pervade anche me, che nelle aziende municipalizzate non avere la tessera di questo o quel sindacato sia estremamente penalizzante per la carriera, oppure che le commissioni dei concorsi comunali siano composte in modo tale che forse sarebbe meglio e più trasparente la scelta diretta dei dirigenti
Moltissimi dipendenti della pubblica amministrazione sono orgogliosi di lavorarvi e lo fanno per scelta, cerchiamo di non scoraggiarli.
Marco Grimaldi (SEL): Non bisogna far diventare il Consiglio comunale un secondo TAR. Bisogna chiarire perché, in un paese come l’Italia, le persone che organizzano un concorso sono anche quelle che scelgono le commissioni ex-ante, in itinere ed ex-post.
La giustizia serve a tutti i cittadini, non solo ai vincitori del concorso o a chi ha presentato ricorso, in modo che chi farà concorsi in futuro possa avere la certezza di un’amministrazione trasparente L’unico indirizzo è capire se l’amministrazione ha fatto le giuste considerazioni. L’unica considerazione è quella che ci spinge a richiedere le motivazioni che hanno portato i massimi dirigenti dell’amministrazione e la giunta a ricorrere contro la sospensiva TAR.
Al termine, la replica dell’assessore Mangone ha concluso il dibattito: Noi siamo abituati a rispettare le decisioni della Magistratura perché ne abbiamo fiducia. Sulla mancata applicazione della sospensiva, quindi, voglio dire: quale amministrazione di buon senso deciderebbe diversamente da quanto abbiamo deciso noi. Assumeremo decisioni solo dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato che, peraltro, dovrebbe arrivare entro la fine del mese. E comunque ci tengo a ribadire che con questo concorso non abbiamo sistemato amici o staffasti di assessori. Non ce ne sono! Spegniamo allora la macchina del fango che rende tutti noi meno credibili di fronte all’opinione pubblica.
venerdì 28 gennaio 2011
Mercati al centro della commissione Lavoro
Molte le proposte presentate dall’Aearp (Associazione esercenti ambulanti Piemonte) ai consiglieri della Commissione Lavoro, presieduta da Enzo Lavolta.
L’oggetto in discussione alcuni mercati cittadini: via Baltimora, piazza Guala e Barcellona insieme a quello di corso Racconigi, corso Toscana e via Nitti.
Diverse le richieste legate alle esigenze delle aree.
Il mercato di via Baltimora, hanno esordito i commercianti, manca di visibilità: da corso Sebastopoli e via Filadelfia non si vede, e quindi sarebbe auspicabile spostarlo su via Castelgomberto. Sarebbe inoltre indispensabile una migliore illuminazione e attacchi della corrente elettrica fruibili dagli operatori.
Un’altra proposta ha riguardato l’orario generale dei mercati: da modificare, passando dalle 8,30 alle 14,00 alle 10,30 alle 17,30 per i cambiamenti degli orari della città. Alla riqualificazione generale del sistema mercatale, la pulizia si è anche fatta richiesta di avere 2 giorni alla settimana con orario prolungato, come avviene nella giornata del sabato.
Dalla commissione è stata riconosciuta l’importanza dei mercati, anche per la loro funzione sociale ed è stato ricordato che Torino è la prima città italiana con più mercati, in rapporto al numero di abitanti.
Ci saranno altre riunioni di commissione su questi temi ed eventualmente altri sopralluoghi nelle aree mercatali.
domenica 16 gennaio 2011
venerdì 3 dicembre 2010
Csi Piemonte: la crisi del settore informatico arriva in Comune
Il Csi è un consorzio con partecipazione del Comune e della Regione Piemonte, che sono anche importanti clienti del consorzio stesso.
I sindacalisti sollecitavano chiarimenti in ordine alle voci di “ridisegno e razionalizzazione” aziendale, hanno detto, e rassicurazioni relative alla tendenza in atto da tempo: perdita di fatturato e di posti di lavoro.
Il fenomeno, è stato detto, vede una riduzione del fatturato e degli occupati, anche a causa dei tagli di commesse alle aziende fornitrici di servizi.
Nell’incontro, avvenuto a 24 ore dallo sciopero e dalla manifestazione del Csi nelle vie del centro, sono state discusse le strategie per invertire la tendenza in atto che, secondo Dealessandri, poterebbe portare alla perdita, nel prossimo anno, di un altro centinaio di posti dopo i circa 150 già persi dall’inizio della crisi.
Secondo Dealessandri occorre muoversi per creare cluster di aziende, ossia concentrazioni su base geografica di aziende che operano in modo interdipendente in settori in cui, per competenze tecnologiche o commerciali, sono complementari. I vantaggi sarebbero la possibilità di ottimizzare gli investimenti nello sviluppo dei prodotti, nella ricerca , nell’esplorazione di nuovi mercati.
Esiste infatti il pericolo concreto di vedere entrare sul territorio piemontese colossi dell’informatica in grado di abbattere i costi e togliere mercato anche ad una azienda delle dimensioni di Csi.
Alle domande sull’esistenza di un piano di rientro del debito di 50 milioni di euro accumulato dal Comune nei confronti di Csi, Dealessandri ha spiegato che l’Amministrazione sta rimodulando le sue richieste di servizi commisurandole alle possibilità del proprio bilancio per non aumentare il debito e che il rientro sarà comunque molto graduale.
lunedì 15 novembre 2010
STRADA DELLE CACCE E CASTELLO DI MIRAFIORI, TRASFORMAZIONI E VALORIZZAZIONE DELLE AREE, SALVAGUARDANDO L'OCCUPAZIONE
Il Consiglio comunale ha infatti approvato oggi, con 29 voti favorevoli e 4 consiglieri contrari, la variante al Piano Regolatore n. 176, che prevede interventi di riqualificazione nell’area sud di Torino.
Il provvedimento riguarda due immobili adiacenti, uno di proprietà privata con accesso da strada delle Cacce e l'altro di proprietà comunale, sito in strada Castello di Mirafiori.
L'edificio di strada delle Cacce, sede dell'ex stabilimento Tecumseh Europa, è composto da fabbricati a destinazione industriale con annessi uffici e servizi (per una superficie coperta di mq. 21.230 e un'area recintata di mq. 38.880). Il complesso industriale, privo di fabbricati con valenza storica, ormai dismesso dall'attività manifatturiera e in stato di degrado, verrà riconvertito per usi residenziali e commerciali.
La trasformazione consentirà anche una migliore accessibilità al Parco Colonnetti e al complesso storico-architettonico della Bela Rosin, anche tramite la realizzazione di un percorso ciclo-pedonale pubblico raccordato con il sistema già esistente.
Per razionalizzare e valorizzare il proprio patrimonio immobiliare, in strada Castello di Mirafiori la Città di Torino, in adiacenza all’area di cui sopra, creerà la Zona Urbana di Trasformazione Ambito 16.32 per un totale di mq. 32.260 di superficie (che andrà a integrare il Parco Colonnetti), la cui capacità edificatoria sarà poi realizzata sull’area industriale dismessa. L’intera area, ritenuta non più necessaria per le finalità logistiche e istituzionali, sarà poi cartolarizzata.
Insieme alla delibera, è stata approvata una mozione (primo firmatario: Enzo Lavolta) che impegna Sindaco e Giunta comunale a fare in modo che la società Sviluppo Industriale srl, e quanti insedieranno attività nell’area, a mantenere l’occupazione pre-esistente. Ai lavoratori verranno inoltre messi a disposizione i servizi del Centro Lavoro di via Carlo del Prete.
(M.Q.) - Ufficio stampa Consiglio comunale
Torino, 15 Novembre 2010
lunedì 8 novembre 2010
“NO AL TRASFERIMENTO A MILANO DEI LAVORATORI TECNIMONT”
La Maire Tecnimont Group ha 4500 dipendenti distribuiti in 30 Paesi e si occupa di progettazione e realizzazione di infrastrutture di trasporto, opere di edilizia civile, impianti nel settore petrolchimico e nell’ambito della distribuzione del gas.
A Torino nella sede di corso Ferrucci lavorano 476 dipendenti, tra ingegneri e tecnici che dovrebbero essere trasferiti in una nuova sede a Milano.
Secondo il documento, questo rappresenterebbe un problema di carattere logistico, organizzativo ed economico per i lavoratori oltre che un depauperamento del tessuto produttivo torinese con la dispersione delle competenze operanti in questo settore.
F.D'A. - Ufficio stampa Consiglio comunale
Torino, 8 Novembre 2010
martedì 26 ottobre 2010
QUALI AZIENDE PARTECIPATE DALLA CITTÀ DI TORINO HANNO L’ORGANISMO DI CONTROLLO ED IL CODICE ETICO?
L'adozione di congrui modelli si rende necessaria per scongiurare reati eterogenei, connessi a processi decisionali realizzati in vari ambiti aziendali: dall'aggiudicazione di gare d’appalto; alla contrattazione per la fornitura di beni e servizi; dall'ottenimento di autorizzazioni, licenze, concessioni, finanziamenti alla commissione dei reati penali di natura societaria (violazione di obblighi degli organi ed operazioni sul capitale); dalla irregolare gestione finanziaria alla frode informatica.
Il legislatore, preoccupato del crescente fenomeno della criminalità d'impresa, ha ritenuto di voler coinvolgere direttamente gli operatori economici, sollecitandoli ad una efficace azione di prevenzione all'interno delle proprie realtà aziendali, pena la loro responsabilità diretta ove, a causa della loro negligenza, si sia realizzato un reato. Giudicando positivamente il diffondersi di questa cultura aziendale, ritengo la modalità di fare impresa conforme all'etica e alla trasparenza garante anche nelle nostre aziende partecipate del principio indispensabile della legalità.
Il Codice Etico in particolare è l’altra faccia del bilancio sociale; può definirsi come la “Carta Costituzionale” dell’azienda, utile a definire la responsabilità etico e sociale di ogni partecipante all’organizzazione dell’impresa. Esso è il principale strumento di implementazione dell’etica dell’azienda capace anche di garantire la gestione equa ed efficace delle transazioni col mercato, che sostiene la reputazione dell’impresa stessa in modo da generare fiducia verso l’esterno.
Enzo Lavolta
giovedì 16 settembre 2010
RSU DELLA TECNIMONT IN COMMISSIONE LAVORO
All’ordine del giorno, la decisione assunta dall’azienda, che si occupa di infrastrutture e di Power (centrali elettriche, teleriscaldamento), di trasferire le 476 persone che attualmente lavorano nella sede torinese.
La Tecnimont, per motivi di integrazione del personale e motivi di produttività, ha deciso di delocalizzare il personale a Milano, esattamente nelle due torri di Porta Garibaldi.
Entro il 30 giugno del 2011 il passaggio dovrà essere concluso, ma si partirà già dal primo gennaio 2011.
Così ha spiegato Francesco Crimeni, a nome, anche, delle altre Rsu presenti.
Il vicesindaco Dealessandri ha comunicato che, insieme agli assessori di Provincia e Regione, ha già avuto un incontro con i vertici Tecnimont, che, però, hanno ribadito la loro decisione.
Ora – ha concluso Dealessandri – avremo un altro incontro, sperando che l’azienda sospenda la decisione.
Sono intervenuti i consiglieri: Ferrante, Cutuli e Stefano Gallo.
(t.dn.) - Ufficio stampa Consiglio comunale
Torino, 16 Settembre 2010
giovedì 9 settembre 2010
IN COMUNE I DIRIGENTI DELLA RAI: ANCHE DA LORO TIMORI PER IL PIANO DI RISANAMENTO DELL’AZIENDA
Accompagnati da alcuni dirigenti della Rai Torinese come Alberto Morello, della sede di via Cernaia, dove si gestisce il flusso degli abbonamenti, Maurizio Braccialarghe, responsabile del Centro di produzione e Giuseppe Biassoni, responsabile dell’ICT (information communication tecnology), i sindacalisti hanno denunciato come, ad oggi, non sia stato loro possibile discutere con i vertici aziendali del piano industriale ed in particolare delle esternalizzazioni che dovrebbe prevedere. La commissione presieduta da Enzo Lavolta si è occupata più volte delle prospettive dell’azienda Rai (115 milioni di euro il disavanzo previsto dai sindacalisti nel 2010). Per la prima volta non sono le maestranze bensì l’alta dirigenza Rai a chiedere alla politica e alle istituzioni torinesi di intervenire partecipando ad un tavolo di lavoro istituzionale per chiarire con i vertici dell’azienda i termini del piano industriale e delle strategie di risanamento che si vogliono perseguire. Argenti ha assicurato che la proposta del tavolo di lavoro, a cui ha invitato il Comune di Torino, è stata avanzata dalla Regione Piemonte.
Ufficio stampa del Consiglio comunale (S.L.(
Torino, 9 Settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
ORGANIZZIAMO SUBITO LE PRIMARIE
E' bene rispondere con un atto di chiarezza e trasparenza come siamo abituati a fare.
Le numerose interviste di questi giorni, i diversi nomi “lanciati” nel mucchio non aiutano a comprendere la nostra visione di Torino, lasciano piuttosto trasparire la rincorsa di alcuni sugli altri.
Si avvii il processo virtuoso delle primarie senza timori. Si misurino democraticamente quanti generosamente si rendono disponibili a concorrere al buon governo della Città.
La priorità assoluta per Torino è la costruzione di un cantiere democratico che sappia capitalizzare quanto di buono si è realizzato e soprattutto definisca ciò che si vuole fare e questo si fa partendo dalle primarie.
Sarà una competizione interessante e sono certo utile ad aprire un dialogo con i soggetti sociali della Città che meritano per il contributo dato fino ad oggi un riconoscimento pieno a partire dalla condivisione di idee.
E' bene che il partito provinciale fissi immediatamente la data delle primarie.
venerdì 16 luglio 2010
Lettera ai Commissari
I lavoratori sfrattati chiedono ospitalità all'azienda concorrente
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Omnia potrebbe trasferirsi nella sede di Agile
di Andrea Rossi
Nel vortice della crisi che picchia duro sul tessuto produttivo torinese sta succedendo di tutto. Succede anche che i lavoratori di un’azienda sull’orlo del fallimento possano ospitare i loro colleghi di un’altra ditta - anch’essi vicini al baratro - per provare ad aiutarli a salvare quel che resta delle loro commesse. Succede che ci si possa unire per non morire, accomunati dalla malasorte di essere capitati tra le mani di capitani di sventura, capaci di demolire imprese in salute fino a portarle al dissesto, lasciando i dipendenti senza stipendio, a convivere con lo spettro della disoccupazione.
I lavoratori di Agile-Eutelia e quelli di Omnia-Phonemedia (tutti operatori di call center) da mesi vivono disavventure parallele. Entrambi credevano di essere al sicuro, facevano parte di imprese in salute, ma sono finiti tra le grinfie di chi ha spolpato quel che si poteva e poi si è dileguato. Entrambi stanno cercando di salvare quel che resta delle loro imprese. Entrambi hanno visto alcuni dei loro dirigenti finire in galera: gli ultimi sono stati tre manager di Phonemedia, epilogo della vicenda che ha portato l’ex vicepresidente della Regione Piemonte Roberto Rosso a dimettersi, dopo aver inviato (quand’era ancora soltanto deputato) lettere in cui garantiva l’affidabilità dei vertici della società. Entrambi sono ora nelle mani di commissari straordinari che stanno cercando nuovi acquirenti per scongiurare il fallimento. Entrambi, infine, da molti mesi lavorano gratis pur di non perdere le poche commesse rimaste e cercare di garantirsi un futuro.
Il guaio è che devono schivare un’imboscata dietro l’altra. L’ultima si è abbattuta sui 98 lavoratori torinesi (tutti a tempo indeterminato) di Omnia pochi giorni fa: hanno scoperto che la sede in cui stanno ancora lavorando, a turni di sette, con l’unica commessa (Seta-Asm) che sono riusciti a mantenere, è sotto sfratto esecutivo. Da tempo nessuno paga l’affitto e il proprietario ha deciso di cacciarli. Per loro significa non poter più lavorare, perdere l’ultimo cliente rimasto e probabilmente avviarsi a passo spedito verso il baratro.
Ieri erano in Comune, a raccontare le pieghe del loro dramma alla commissione Lavoro. E lì hanno capito che un piccolo spiraglio è rimasto. Il presidente della commissione Enzo Lavolta (Pd) ha scritto ai commissari delle due aziende - tre per Agile e uno per Omnia - proponendo una soluzione: nella sede torinese di Agile, in corso Svizzera, qualcuno sta ancora lavorando, ma ci sono una ventina di postazioni libere; perché non ospitare i dipendenti di Omnia, che lavorano in sette per turno e perciò occuperebbero neanche la metà dei computer inutilizzati? «Così facendo, visto che nella sede di Agile viene effettuata regolare manutenzione, si potrebbe dare un po’ d’ossigeno ad Omnia, in attesa che il commissario lavori alla ricerca di acquirenti», spiega Lavolta. «Eviteremmo di far naufragare anche l’ultima commessa».
L’iniziativa ha ricevuto il via libera dalle rappresentanze dei lavoratori di entrambe le imprese, della commissione Lavoro del Comune e pure la benedizione vicesindaco Tom Dealessandri. «In questi giorni, in cui è sempre più evidente il legame tra certa politica e il malaffare, bisogna difendere la dignità calpestata dall’arroganza di pochi furbetti attenti solo al profitto illecito», ribadisce Lavolta. La lettera è partita ieri, indirizzata a Roma. Il tempo non è molto, la prassi è a dir poco insolita. Mai i lavoratori di una società sono stati ospitati nella sede di un’altra azienda. Che succeda dipende solo da chi avrà la meglio: la burocrazia o l’esigenza di salvare - almeno per un altro po’ - 98 posti di lavoro.
martedì 22 giugno 2010
UNA CLAUSOLA SOCIALE PER ASSUMERE I LAVORATORI LICENZIATI NEL SETTORE COMMERCIO
Novità per chi dovrà aprire esercizi commerciali a Torino e per i lavoratori licenziati nel settore Commercio.
E’ stata oggi approvata dal Consiglio comunale all’unanimità una mozione (primo firmatario: Enzo Lavolta) che impegna Sindaco e Giunta affinché, quando vengono rilasciate nuove autorizzazioni commerciali, sia prevista una “clausola sociale” che, attraverso una convenzione occupazionale realizzata con le società che dovranno gestire le nuove aperture a Torino, consenta alla Città di dare una risposta concreta al riassorbimento dei lavoratori, con le medesime professionalità, inseriti nelle liste di mobilità del territorio torinese.
Il settore del commercio a Torino, come in molti grandi centri urbani, è infatti in profonda trasformazione. In particolare, la grande distribuzione tende ad aprire piccoli punti vendita nei quartieri, talvolta chiudendo contestualmente supermercati e ipermercati con superfici medio-grandi e licenziandone i dipendenti.
Secondo la mozione votata oggi, inoltre, le società che chiedono nuove autorizzazioni commerciali al Comune di Torino, qualora abbiano in precedenza effettuato licenziamenti sul territorio della Provincia di Torino, oltre agli obblighi e garanzie già previsti per legge, dovranno riassorbire i lavoratori licenziati.
giovedì 10 giugno 2010
RAI: “ENTI LOCALI E SINDACATI PROPOSITIVI NEL RISPETTO DELLE ESIGENZE DELL’AZIENDA”
Braccialarghe ha spiegato come la Rai da un lato sia alla ricerca di una maggiore competitività (il digitale terrestre ha di fatto quadruplicato le reti, passando da tre a tredici), dall’altro persegua l’obiettivo di un equilibrio di bilancio.
Ha evidenziato come, da questo punto di vista, non aiuti l’evasione del canone che ammonta a circa 400 milioni di euro l’anno e la riduzione di raccolta di pubblicità, dovuta alle condizioni generali di crisi ed è in questo contesto che si è avviata la discussione sul nuovo piano industriale della Rai.
E’ stato aperto un cantiere dedicato all’assetto editoriale dell’azienda che prevede equilibrio tra autonomia dei direttori di rete e l’esigenza di sviluppo di nuovi generi televisivi. La Rai, infatti, tende ad organizzarsi per produzioni specifiche (ad esempio Rai Fiction) per poi affidare i prodotti ad ogni singola rete che ne curerà la programmazione.
Il Centro di produzione Rai di Torino dovrebbe dar vita ad un polo specializzato per la Tv dei ragazzi, attraverso i canali tematici Rai Gulp e Rai Yoyo ma, ha aggiunto Braccialarghe “si è creata tensione poiché ancora l’azienda non ha individuato il responsabile per la produzione della tv per ragazzi. Se Torino avrà questo compito, dovrà occuparsi dell’ideazione, della creazione e della produzione in collegamento con le realtà del territorio che possono supportare questa attività (ad esempio Virtual Reality).
Ma vi sono anche altri progetti sui quali Torino potrebbe essere coinvolta: il rapporto con tv transfrontaliere (Francia e Svizzera), una webtv sul sistema musicale torinese, il progetto di portare sotto la Mole le teche sulla radiofonia della Rai.
Per le organizzazioni sindacali, l’operazione sulla tv per l’infanzia è importante ma non sufficiente. Occorre ragionare in termini di struttura complessiva dell’azienda, affrontando il tema dei tagli e delle esternalizzazioni previste, e pensando a nuovi investimenti per l’Orchestra sinfonica.
A tal proposito, Braccialarghe ha sottolineato i costi dell’Orchestra: 10 milioni l’anno più 3 milioni 400 mila euro per l’organizzazione della stagione, a fronte di ricavi per 1 milione e 600 mila euro.
Per questo, ha detto il direttore del Centro di produzione, occorre che le istituzioni, insieme ai sindacati, ricerchino un rapporto formale con l’azienda utile a dimostrare che Torino dispone di elementi sì di sviluppo ma legati alle esigenze di bilancio e di competitività della Rai.
Nel corso della riunione, oltre al presidente della Commissione, Enzo Lavolta, sono intervenuti i consiglieri Gioacchino Cuntrò, Andrea Tronzano e il vice sindaco Tom Dealessandri.
Torino, 10 Giugno 2010
venerdì 4 giugno 2010
Lavoratori Billa (ex Standa) in Commissione Lavoro

I 36 lavoratori licenziati dalla sede Billa di Settimo hanno chiesto l’intervento della Commissione affinché il Comune di Torino faccia pressione sull’azienda per farli ri-assumere nel nuovo supermercato che la Billa dovrebbe aprire a settembre in piazza Guala a Torino.
I dipendenti – hanno spiegato i sindacalisti della Filcams Cgil e della UilTucs intervenuti alla riunione – si trovano tuttora in “mobilità”, poiché l’azienda ha deciso di non rinnovare la cassa integrazione in deroga, concessa inizialmente per rinnovare lo stabilimento di Settimo Torinese, chiuso “temporaneamente” per permettere di risolvere problemi strutturali dell’edificio nel febbraio 2009, ma che ora la Billa ha deciso di non riaprire.
I lavoratori chiedono quindi di poter essere assunti nei nuovi punti vendita che verranno aperti a Torino.
Il vicesindaco Dealessandri e il presidente Lavolta si sono impegnati a contattare i dirigenti Billa per affrontare la questione e hanno comunicato di volere instaurare un tavolo di concertazione tra sindacati e assessorati comunali al Lavoro, al Commercio e all’Urbanistica. Così da regolamentare in maniera organica l’insediamento dei centri commerciali a Torino.
Al dibattito in Commissione hanno partecipato i consiglieri Antonio Ferrante, Gavino Olmeo, Raffaele Petrarulo e Federica Scanderebech.
Mentre era in corso la Commissione, un gruppo di giovani lavoratori e lavoratrici della Billa ha manifestato davanti a Palazzo Civico.
venerdì 21 maggio 2010
Un circuito di locali amici della poppata
UN CIRCUITO di bare ristoranti dove la poppata sia ben accetta, dove titolari e clienti non guardino di traverso le mamme che allattano il neonato. Madri spesso costrette a nascondersi in un angolo, a uscire sul marciapiede o a rintanarsi in macchina per placare i bisogni del bambino. Sotto la Mole i casi di donne allontanate in modo più o meno garbato, perché intente ad allattare il bimbo, non sono mancati. AVERE gli occhi del proprietario o del vicino di tavolo che disapprovano la poppata spingono le mamme all' autocensura: meglio stare a casa. Ora, però, i genitori hanno detto basta e rivendicato i loro diritti e quelli del bebè. L' idea di creare un circuito di bar e ristoranti «amici dei bambini» è nata dal basso, da un gruppo di papàe mamme che vorrebbero entrare in un locale senza l' angoscia di dover uscire in fretta o vivere momenti di imbarazzo. Un progetto che si è già trasformato in una mozione, presentata dai consiglieri comunali del Pd Lucia Centillo, presidente della commissione Pari Opportunità, ed Enzo Lavolta, a capo della commissione Commercio di Palazzo Civico. Un' idea sviluppata da un gruppo di designer dell' associazione «Progetto Atelier». «Il latte materno da oltre trent' anni è considerato come una tappa fondamentale dell' evoluzione fisica e psichica dei bambini - sottolinea Carlo Boccazzi, neo padre e presidente di Progetto Atelier- purtroppo, complice il calo demografico e la scarsa abitudine delle persone a confrontarsi con i neonati, in diversi luoghi, ad iniziare dai locali, la poppata viene vissuta con imbarazzo». I designer stanno studiando un logo e un decalogo, che comprenda ad esempio l' obbligo del fasciatoio nel bagno, per affiliare bar e ristoranti che vorranno aderire al circuito «amici dei bambini». Circuito che si potrebbe estendere agli alberghi: fece scalpore un anno fa l' allontanamento di una mamma intenta ad allattare nella hall di un hotel a Madonna di Campiglio. Così come fece discutere la scelta del social network Facebook di cancellare le foto di mamme con il piccolo al seno perché ritenute oscene. «È ora di dare un segnale opposto - dice il consigliere Enzo Lavolta - di sensibilizzare associazioni di categoria e locali. Anche in questo modo si dà una risposta alle esigenze delle giovani coppie e delle mamme torinesi che potranno contare su una rete di bar e ristoranti dove saranno accettate». L' assessore al Commercio, Alessandro Altamura, che dovrà confrontarsi con le associazioni di categoria, ha accolto con favore l' iniziativa. E nascerà un sito dove segnalare le attività che decidono di far parte del circuito. - DIEGO LONGHIN
venerdì 30 aprile 2010
SAGAT - “INOPPORTUNA LA PROPOSTA DI DISTRIBUZIONE STRAORDINARIA DEGLI UTILI.
(Consiglieri comunali PD).
“Giudichiamo inopportuna la richiesta avanzata dai soci privati di Sagat di una distribuzione straordinaria di utili per 6 milioni di euro (in aggiunta ai 4 milioni di utile ordinario) ed auspichiamo che tali risorse possano essere reinvestite in un piano di sviluppo infrastrutturale ed occupazionale:”: con queste parole i consiglieri comunali del PD Enzo LAVOLTA (Presidente Commissione Lavoro ) e Stefano LO RUSSO (Coordinatore Segreteria Regionale PD Piemonte) commentano l’audizione in III Commissione dei vertici della Sagat.
“Solo qualche mese fa ci era stata descritta una situazione preoccupante, tanto da rendere necessario un intervento pubblico di Comune e Regione per fare fronte alle difficoltà di Alitalia e per lo sviluppo del traffico aereo nell’ambito del low cost. Oggi, invece, ci è stata presentata una situazione ben diversa, perfino rosea. Eppure c’è una profonda contraddizione tra la richiesta di una distribuzione straordinaria degli utili e la situazione occupazionale, con 35 dipendenti di Sagat in mobilità e 24 lavoratori di Aviapartner in cassaintegrazione.
La gestione di Sagat si è finora contraddistinta per diversi annunci e pochi risultati concreti, ed è giunto il momento di riflettere su quali vantaggi derivino realmente per il nostro territorio. Non è più procrastinabile l’insediamento della base low cost al cui insediamento dovranno essere indirizzati tutti gli sforzi da parte della società”.


